La scorsa settimana ho iniziato un discorso praticamente per sbaglio. Solo mentre finivo di descrivere gli ultimi profumi in lista mi son resa conto che avevano tutti qualcosa in comune: erano talcati.  E’ stato un po’ un caso, un po’ istinto: è dall’inizio di questo inverno che sento più del solito il bisogno di nuvole di cipria e copertine talcate.  Il colpevole? 

Come tanti, amo l’iris da ancora prima di scoprire cosa fosse. E’ una di quelle note “famose” che vengono usate vagamente in molti profumi, che finisci ad associare a qualcosa senza capire bene come definirlo. Un muschiato, un floreale? Nessuna delle due cose diciamo: l’iris usato in profumeria non proviene dal fiore ma bensì dai rizomi (una sorta di parte della radice ricca di sostanze) di due specie: Palladia, coltivata in Italia, e Germanica, in Francia e Marocco.  Non solo: è attualmente, assieme all’oud, la materia prima più preziosa in circolazione: i campi sono pochi, storici e controllati. Per arrivare al prodotto finale ci vogliono all’incirca otto anni ed il risultato è una profumazione nobile, leggermente floreale, talcata e antica, che puo’ ricordare il cuoio ma anche un burro quasi gourmand.  A livello di costi non si presta granché quindi alla profumeria mainstream (che spesso si limita a copiarne l’energia) ma in compenso la nicchia ci ha potuto regalare vere e proprie piccole opere d’arte. Scegliere sette iris per questa lista è stato un po’ difficile: se non vedete comparire mostri sacri come Iris Silver Mist di Lutens o quello dell’onnipresente Malle è perché ho preferito fare una lista più personale che di “must smell”, scegliendo sette iris molto diversi tra loro, per regalare un’esperienza il più rotonda possibile a chi si sta avvicinando ora. Ma è stata dura, credetemi. 

 

 

Iris Malikhân

Maison Crivelli

 

Una delle se non la prima content creator che ho seguito è stata Demi Rawling. Mi ha aperto un mondo, anzi più di uno: ma quindi ci sono persone che parlano di profumi per lavoro?e la gente è interessata? soprattutto però, è diventata la mia go-to per quanto riguarda i profumi da rimorchio pesante. Vive a Dubai ed il suo stile in quanto profumi è molto in your face, per adeguarsi alle pratiche di lì (ogni parte del mondo ha stili diversi, più in là magari ci torneremo). E’ grazie a lei che ho provato per la prima volta Baccarat, uscendo totalmente dalla mia comfort zone: è stato come indossare un completo in pizzo di lingerie nera dopo una vita passata in mutande di cotone. Elettrizzante. Perché la nomino parlando di Iris quindi, una nota da molti -erroneamente- considerata quasi minimale, retrò?  Perchè se Demi  ne parla di sicuro non sarà un Iris asciutto, minimale…e così è stato. Questo profumo mi ha letteralmente travolta.  Quello che sentiamo in realtà qui, non è nemmeno propriamente iris bensì il suo lato che preferisco: orris. La sua parte di bulbo più bassa, terrosa e animale, incastonata come un gioiello selvatico in una piramide di pelle resinosa e vaniglia. E’ una fragranza avviluppante più che avvolgente, un iris con i capelli scompigliati che si diverte a rovinarsi la fama di brava ragazza. Lo amo soprattutto abbinato ad un total look grigio jil-sanderiano. Mi piace la sorpresa. 

 

Bois D’argent

    Dior    

 

Quando compilo le liste ho tutto un mio ordine. Dopo aver descritto Iris Malikhân, un profumo così corposo che devo combattere la necessità di aiutarmi gesticolando ( immaginatemi così) ,ho sentito il bisogno di un palate cleanser. Ed eccolo qui, Bois d’Argent. Un iris-non iris, un profumo-acqua minerale.  BDA è polarizzante, chi lo odia ne dice peste e corna: sa di sudore (!), non ha proiezione (non si sente), è diventato troppo popolare. In un certo senso è tutto vero. Si tratta di un iris combinato a legni resinosi che lo rendono skin-like e tiepido più che caldo, come ad accentuare pelle vissuta -nel miglior modo possibile.  Ma veniamo a quel “popolare”: in Francia è diventato così sinonimo di elevazione sociale da essere ormai pluri citato nel rap (c’è pure un mini doc che potete trovare qui). Ma perché proprio lui? Come mai non è successo a profumi ugualmente popolari come Aventus o Baccarat*? Ne documentario in soldoni si parla di esclusività (parola che detesto), ma ecco la mia teoria: è l’effetto effortless. Sono quei legni freddi che assieme all’iris burroso ma trasparente si fondono sulla pelle come una crema corpo di lusso, un rafforzamento di energia maschile (sexy su chiunque) del proprio odore naturale.  Questo è il suo segreto. La semplicità.

*Cosa che comunque amerei, Baccarat Rouge si presta benissimo come titolo di un pezzo su qualche bad bitch che sa quello che vuole, la butto qui.

 

Splendiris

Dusita

 

Se avete già letto la lista precedente, mi avete già sentito decantare le lodi di Angel’s Dust. Entrambi fanno parte della stessa categoria di iris eterei ultravioletti quasi vintage, solo che splendiris è la sua…evoluzione. Non tanto per bellezza, sono due cose diverse, quanto per maturità. Se AD ha la delicatezza di un tutù pastello, Splendiris cade addosso come una meravigliosa vestaglia di organza trasparente, color glicine, leggera ed impalpabile fino ai piedi. Quella dell’iris accompagnato ad una violetta è una combo vincente e popolare: forse uno dei cipriati più celebri al mondo, Apres l’Ondee  di Guerlain, ne è capostipite. Nella creazione della Bianchi questa violetta è zuccherata e fantasma mentre qui è dichiarata e verde foglia in apertura, accompagnata da semi di carota freschi (un classico), per poi diventare petalo e sbriciolarsi in polvere lunare assieme all’iris (in realtà anche qui orris), ed una vaniglia un po’ animalica. I brand nuovi di cui mi innamoro di solito si dividono in due categorie: gli innovativi ed i classici istantanei. Dusita per me è tra i secondi e non vedo l’ora di parlare degli altri profumi di cui mi sono innamorata (che potete trovare qui, hanno un discovery kit davvero ben fatto).

P.s

Sono anche molto, molto contenta che la profumeria di nicchia stia iniziando a premiare marchi al di fuori dei soliti quattro gatti del suo giro eurocentrico. 

 

Iris Ukiyoè

        Hermès       

 

Riconoscere un naso dalle sue creazioni non è ovviamente immediato come guardare un abito o un film, ma la chiave di lettura di alcuni è così marcata che, a volte, quando scopri che una creazione è loro solo dopo averla annusata, annuendo con la testa mentre fai due più due, ti senti subito un po’ scemo.  Ellena per me è tra questi. Le sue sono sempre composizioni perfettamente bilanciate, emozionali ma bilanciate: non troverai mai eccessi, sbrodolamenti o volgarizzazioni di sorta ( non che io stia disprezzando queste tre cose: sono il sale della vita e, spesso, di molti profumi).  E’ come un equilibrista molto paziente e molto democratico: non fa preferenze, e tira fuori da ogni nota esattamente quello che vuole farle fare, rispettandone la natura. Iris Ukiyoè (dal giapponese “immagine del mondo fluttuante”) è il suo omaggio agli iris dei dipinti giapponesi. E’  fresco e sublime,  accompagnato da un mandarino in apertura che più che renderlo frizzante lo bagna un poco, come un acquarello. Di Hermès avrei forse dovuto probabilmente citare il più famoso Hiris, di Olivia Giacobetti: sta agli iris come Tihota di Indult sta alle vaniglia, se cercate un iris DOC è lui. Ho scelto Ukiyoè perché è volevo mostrare una sfaccettatura diversa, unica.

 

Iris Nazarena 

Aede de Venustas

 

 

Ho già parlato qui di uno dei libri che mi ha iniziata al mondo della profumeria di nicchia, The Goddes Guide. Da giovane modella spesso solitaria (difficile farsi amici quando si è l’unica con la personalità di una collazionatrice di Pokemon in una stanza di ragazze che parlano di dj famosi usando il loro nome di battesimo), ho vissuto mesi scandendo il mio tempo solitario nelle varie città attraverso gli indirizzi di questo libro: ristoranti, librerie, mostre ed ovviamente negozi. Tra questi svettava Aede De Venustas, mecca newyorkese della profumeria artistica. Più leggevo le descrizioni più lo romanticizzavo, e quando ebbi finalmente modo di visitarlo superò tutte le aspettative: un alcova di velluto e statuette di ottone, nappe, piume di pavone, teche preziose e ovviamente una commessa pronta a guardarti malissimo. Era esattamente il luogo fisico che, nella mia mente di neofita, fungeva da archetipo (forse un po’ datato) per quello che rappresentava la nicchia per me: oscura, un po’ occulta e sexy. Iris Nazarena incarna perfettamente quel mondo. E’ un Iris cuoiato e scuro (ma non cupo), snob, opulento pur rimanendo sottovoce. E’ un profumo pieno, profondo, di cui si puo’ percepire l’incredibile qualità in qualsiasi parte del percorso ci si trovi.  L’unica nota dolente che mi sento di segnalare: non so se da qualche anno a questa parte c’è un millennial rimasto cristallizzato nel 2010 che si aggira come un killer a cambiare il design dei brand in peggio, ma questo è quello che è appena successo ad Aede. Dopo l’Artisan, Guerlain e Goutal, lo zodiac dell’estetica ha mietuto un’altra vittima. I flaconi di prima erano splendidi ma per fortuna il contenuto è rimasto invariato. 

       

L’attesa

Masque Milano

 

So di aver già parlato di lui in questo articolo ma non potevo non rinominarlo in una lista di Iris speciali. La sua delicatezza impalpabile, la sua poesia. E’ un film. Rileggendo la descrizione che ne feci, mi sento di aggiungere un’altra cosa: non solo trovo molto preciso l’abbinamento dell’iris al momento dell’attesa, trovo anche che sia in generale il profumo dolce e triste dei ricordi. Nel senso: ovviamente ogni ricordo ha una sua essenza ma quel cortometraggio Disney un po’ cliché, con i bordi della pellicola ai lati, che viene in mente pensando all’idea , dei ricordi…quello è iris. E questa è l’interpretazione di Maffei, che ringrazio per aver individuato così precisamente una sensazione ed averla chiusa qui.

   

Iris Porcelana

Ex Nihilo

 

 

Questo profumo mi è stato regalato da uno dei miei negozi preferiti, Campomarzio. Come spesso accade quando ricevo un regalo “lavorativo”, ero stata avvisata del suo arrivo. Sarò molto onesta: ovviamente ero molto contenta, essendo proprio ora a lavoro su questa lista ed in piena fase Iris, ma non avevo nemmeno pensato all’idea di includerlo qui: figurati se, tra tutti, è così speciale da finire in un articolo che ho in mente da settimane. Alla fine diciamocelo, la maggior parte dei profumi iris-centrici hanno atmosfere molto simili. Come del resto è pieno di vaniglia carine. Ecco, mi aspettavo una cosa “carina”. Non cattivo, di certo non banale (Ex nhilo, nella divisione tra innovativi e nuovi classici della teoria sopracitata, cade tra i primi ), carino, Fair enough no? no. Avevo ancora un posto semi-vacante, qui. Nel senso, era riempito ma ancora non ne ero del tutto certa. Non perché l’altro non fosse un profumo che mi convinceva, ovviamente, ma più perché non sapevo quanto aggiungesse ai racconti già fatti. Ed ecco arrivare lui, divino. Una delle cose che più mi piace di questo profumo è la sua modernità: è ispirato alla porcellana sì, ma non raffigura affatto soprammobili di ballerine sulla cassapanca della nonna: non è polvere ma  materia liscia, sinuosa e fredda. Una curva rilucente di un vaso moderno, su cui fare ticchettare le dita con soddisfazione. Iris, sandalo mellifluo e muschio sono accostati creando quello che secondo me è un nuovo classico. Di un marchio innovativo. Ho barato, di nuovo.