Impalpable, adjective: unable to be felt by touch. O anche: come mi sono ritrovata per caso a fare una lista di talchi. 

Ho due modi di approcciarmi alle liste: quando partono dalla mia testa e ho troppe possibilità tra cui scegliere e quando è qualcosa che viene richiesto e cerco di capire cosa significa per loro e per me. Questa è una delle cose che mi affascina di più della profumeria: quando si parla di percezione (non di conoscenza, tranquilli amici nerd) tutto è così soggettivo e influenzato dal bagaglio personale da diventare un’esperienza unica, che magari con tempo e consapevolezza muterà, si evolverà ma che per forza di cose rimarrà tua e solo tua.  Quindi, la neve. Se non si è ancora capito, questa appartiene al secondo tipo di liste, quelle richieste. Mi ha ispirato subito. Ma cosa si intende?  Io non sono mai stata granché una tipa da montagna. Andavo a sciare con le amiche solo perché non volevo perdermi l’esperienza del gruppo, ma quasi subito ho capito che non era cosa mia e quando la mattina loro andavano sulle piste, mi facevo lasciare in uno chalet con un blocco per disegnare ed una cioccolata calda. Stavo da Dio. Ultimamente mi sono un po’ pentita, ne sto riscoprendo la bellezza, o forse semplicemente dopo i trent’anni, l’orrenda parola “ciaspolata” inizia per qualche motivo misterioso ad assumere un certo fascino. Chissà.  Sta di fatto che il mio concetto di montagna è un po’ immaginato (come al solito). Questo che segue è un mix di strade urbane bianche e silenziose come le bufere a New York, foreste ghiacciate di notte, neve nelle illustrazioni di Kay Nielsen, metafore ed ovviamente interpretazioni dei nasi stessi. 

Han tutti una cosa in comune: sono candidi. Buona lettura e copritevi!

 

L’Eau d’Hiver

Frederic Malle

Questo piccolo capolavoro, in perfetta sincronia con il suo nome (sembra, ma è cosa abbastanza rara) è esattamente il profumo di neve in arrivo . Un secondo però: se c’è una cosa che un po’ mi dispiace di quest’adozione della nicchia da parte del mondo mainstream (ossimoro lo so), che per il resto trovo un’opportunità meravigliosa, è…la sua semplificazione. Spesso mi vengono fatte richieste su profumi che siano copie esatte di dessert, fiori, frutta, spezie, situazioni (profumo di caminetto? torta della nonna? rossetto?) e, quando non è una riproduzione fedele, qualcuno ci rimane male.  Nessun’altra arte viene bistrattata in questo modo. Pensereste che un vino è di qualità soltanto perché sa esattamente del vostro frutto preferito?  Per quello volendo c’è Demeter, (su questo torneremo). Questo è invece come un’artista ha interpretato una sensazione, un ricordo o semplicemente un fiore. E’ ancora più speciale, no? Soprattutto quando riesce a toccare corde universali, come fa così bene Ellena, il creatore di questo profumo nonché uno dei nasi più poetici in circolazione. E in questo caso, con la sua grazia sempre estrema, lo fa alla perfezione: Iris ed eliotropo talcati si fondono in un singolo fiocco di neve sospeso nell’aria come in un film di Harry Potter, ghiacciati dall’angelica, freddi senza diventare freschi. Il fondo si riscalda impercettibilmente, trasformandosi ,grazie al miele, da polvere in crema. L’unica cosa che devo ammettere, nonché una di quelle che più mi ha rotto il cuore, è che sulla mia pelle diventa pasta fissan. Ho sentito che è un po’ come il coriandolo, certi fortunati riescono a godersela e certi no. Vi invidio da morire. 

Bianco: fiocco di neve.

 

 

Snowy Owl 

Zoologist

Se l’Eau d’Hiver riesce a poeticizzare il momento prima di una nevicata in città, con Snowy Owl abbiamo un bird eye (punto di vista di un uccello in termini cinematografici), che sorvola una foresta innevata. Più David Attenborough che Harry Potter, insomma. E’ così che lavorano da Zoologist, brand emergente innovativo al limite dell’irrisorio che non ha paura di andare dove molti altri non osano. Ogni profumo è ispirato ad un animale ma, al contrario delle mano delicate descritte qui sopra, loro scelgono di sporcarsi e, in chiave simile ad un grande precursore come Gualtieri di Nasomatto (che lo fa quasi più come provocazione), metterti davanti alla tua parte più atavica. Come in realtà lo stesso Ellena dice, spesso le nostre reazione agli odori è più dettata dai tabù della società che dal nostro naso. In certe creazioni di Zoologist come quelle dedicate alla iena e al pipistrello si tratta quindi di materiale per palati forti ma, in questo caso, è un’esperimento dolce, un panorama silenzioso fatto di neve sull’erba mentolata e piume morbidamente animaliche, mosse da un vento freddo. Per chi ama vivere il profumo come un’esperienza sensoriale e personale. 

Bianco: piume.

 

 

Swan Princess

The Vagabond Prince

Pensate a questa lista come un gioco di associazioni. Siamo passati dalla poesia al suo contrario ovvero la realtà più cruda, in quella realtà cruda abbiamo trovato un gufo bianco, gufo bianco, piume…cigno! Lago dei cigni. Torniamo alla poesia. Devo ammettere che mi dispiace un po’ parlare di questo profumo, perché è un’ingiustizia. The Vagabond Prince non è un marchio così facile da trovare, purtroppo. In più di dieci anni han partorito quattro profumi, creazioni incantate in flaconi deliziosamente demodè…con un sito che sembra risalente agli anni 80 e nessuno straccio di social. Sospiro. A volte in realtà è un po’ quello che mi diverte della nicchia profonda: una landa incontaminata ancora intaccata dallo sguardo critico e globalizzato di un social media manager under 30, così selvatico che a volte ancora morde se ti avvicini.  Il suo è un bianco in effetti Tchaikovskiano a tutti gli effetti. Una neve di di talco iridescente e fiorellini finti, pastello, sul palco dello spettacolo di un balletto russo. Senti quasi il tap tap delle scarpette con la loro punta di gesso. E’ una femminilità antica, dal tocco guantato di satin (bianco). 

 

 

Musk Therapy

Initio

Torno a scegliere il profumo successivo giocando di contrapposti.  Ho dato una vera chance a Musk Therapy solo di recente: collegavo Initio ai profumi aggressivi, d’impatto, e questa loro uscita così a modo e minimale…non mi interessava. Invece, come al solito, sono stata supponente e ben mi sta.  Se Swan Princess è un tappeto di brillantini su cui poggiano fiori di stoffa, Musk Therapy è la stessa cosa ma in chiave moderna, spogliata : un telo bianchissimo su cui rotolano bacche squillanti. Anzi no: un bel cuscino soffice. Il lato fresco del cuscino, quello che ti fa raggiungere la temperatura corporea ideale. Una testa agrumata quasi acidula si contrappone ad una base di muschio timidissimo. E’ puro, immobile. Non si sbilancia verso nessun polo, è il perfetto profumo-reset, a-gender e pulito. 

Bianco: bianco cuscino, bianco ottico, bianco pagina nuova, bianco spazio. 

 

 

Angel’s Dust 

Francesca Bianchi

Amo Francesca Bianchi e trovo che le sue creazioni, seppur diversissime tra loro, abbiamo un fil Rouge: raccontano le varie emozioni in modo libero, tutte molto crude ma ben distinte perché frutto di una coerenza di pensiero, più che di immagine. Nel senso: se in questo momento provo questa emozione questa è la verità, questa sono io quindi questa è coerenza con l’opposto del giorno prima. Amo i personaggi così, sono una boccata d’aria fresca. O forse la sto romanticizzando, ma va bene comunque. Angel’s dust è quindi un profumo doppio:  moderno e romantico, aggressivo e delicato. Iris e mimosa si battono in una dolce lotta e la cosa che più mi fa sorridere è che bhe, sai cosa ci sento io più di tutto? una violetta che non c’è, furba ma immersa in puro candore emotivo.  Bianco: neve subito dopo il tramonto. Ho barato. E’ lilla, con un gioco di luce del sole tra le montagne. 

 

Geste

Humiecki & Graef

Questo è l’ennesimo profumo di cui ho un’immagine in testa grazie ai ragazzi di Fragransinfabula, che tra l’altro fino a fine gennaio hanno organizzato un percorso olfattivo dedicato alla neve nel loro negozio (ci si puo’ prenotare qui). Io non ci sono ancora passata quindi non ho ancora visto tutti i profumi che han scelto ma sono abbastanza sicura che lui potrebbe farne parte. Mi annuso il dorso della mano (dove provo i profumi quando scrivo, cosa che mi ha procurato il nuovo tic di annusarmi la mano a caso nel corso di una giornata) e sospiro. E’ pura pace. E’ un silenzio ordinato, intimo. Questo forse potrebbe essere il profumo più caldo della lista, attenzione: è muschio ed ambra. Ma un’ambra così impalpabile, così discreta, così chiara da diventare solo un colpo di luce nel candore di tutto il resto. 

Bianco: collo alto minimale by Calvin Klein negli anni 90. 

 

Teint De Neige 

Lorenzo Villoresi

Classico dei classici, dovevo concludere con un gran finale.  Tihota di Indult sta alle vaniglie come Teint de Neige sta ai talchi. Una cosa divertente che non posso non notare è che questo forse, assieme ad Angel’s Dust, è il profumo più innocente di tutta la lista, e indovinate chi lo usa?  Mio padre. Un uomo gigantesco, dal passo di brontosauro ed i modi di uno dei personaggi dei film di De Sica degli anni ’80, ma in fondo buono come il pane. Dicono molto della nostra vera essenza, i profumi che scegliamo, come e perchè. La trovo una cosa tenera. Teint de Neige e’ un abbraccio soffice e sentito, è innocenza quasi infantile, baby gelsomini cipriati ed una fava tonka quasi gourmand sotto una nevicata di talco fitta fitta che gli fa da copertina.

Ah, l’ho già detto che “teint de neige” in francese significa “il colore della neve”?