Solitamente, amo febbraio perché non lo calcolo proprio.  Lo attraverso eccitata a passetti affrettati, già un po’ stanca dei pesantumi di sorta benchè siano in effetti ancora applicabili. E’ un mese fantasma tecnicamente invernale che mi vede scalpitare, mentalmente proiettata verso campi di non ti scordar di me, primi raggi di sole, wishlist primaverili e programmazioni di tiepidi week end fuori porta.  E c’è il carnevale, bellissima festività ingiustamente messa da parte in favore di un americanizzato Halloween. Mi divertiva quindi l’idea di giocare ad un “facciamo che” a tema Maria Antonietta. Profumi sì, ancora decadenti (nel senso di eccessiva indulgenza) a loro modo ma allo stesso tempo smorfiosi e sfiziosi. La mia ispirazione, più che quella storica, è stata una Maria Antonietta patchwork di figure impresse nel mio immaginario adolescenziale: un misto tra la regina bambina che sceglie scarpe come caramelle di Sofia Coppola, quella delicata, ad acquarelli pastello di un manga e quella strafottente, ornata e peccaminosa delle sfilate di Galliano, Lacroix e Vivienne Westwood. 

 

Delina Esclusif

Parfums de Marly

Delina appartiene a quella piccola élite relativamente nuova di nuovi profumi “cult” come Baccarat, Intense Café e, forse quello con più storia tra questi, Aventus. Per questo loro status spesso a loro non viene concesso il lusso di un parere tiepido: o li si ama o li si odia. Io, lo ammetto, con il Delina Originale non sono mai andata troppo d’accordo per il semplice fatto che data la troppa aspettativa me lo immaginavo…diverso. Dalla bottiglia così dainty e le dissertazioni sulla sua energia incredibilmente leggiadra e femminile, pretendevo che mi facesse camminare su delle nuvole di un rosa color delle guance degli angeli, circondata da cuoricini eterei di rabarbaro e litchi. Nulla di tutto questo: La prima vaporizzata mi colpisce in faccia come un gancio, la rosa è dolce ma pesante, il rabarbaro è come una caramella ma di quelle aspre, tutto è tanto e molto più corposo di come avevo immaginato. Il colpo finale lo da il fidanzato: sai di nonna.  La cosa ironica è che le stesse cose le perdonerò più avanti ad un altro profumo, con cui invece inizio una storia d’amore focoso: Atomic Rose di Initio, che prende la stessa energia e allo stesso momento alza volume ed abbassa i toni, quello che le mancava.  Ma torniamo al perché sto parlando di Delina in una lista di profumi che sto amando:  Il suo primo flanker, Delina Esclusif: dal flacone praticamente identico, cambia solo una cosa: è come se avessero preso l’OG e l’avessero messo in un bicchiere di latte di fiori. Riesco a vedere i petali di rosa ed il litchi che turbinano rimescolati nel bianco. l’effluvio immaginato è una rosa fruttata, cremosa e assolutamente maliziosa. 

 

Péché Cardinal 

MDCI Parfums

 

 

Se c’è una cosa che amo ed odio è la pesca nella profumeria: come la ciliegia, è praticamente impossibile ricrearne l’essenza senza sforare nell’artificiale alla stregua dei profumini che trovavo in “Minny & Company” o farla durare per più di dieci minuti sulla pelle. Quindi: se c’è un occasione per parlare di questo profumo, è questa: non aspettatevi una pesca bianca aperta e cosparsa di limone, o alla Guadagnino (ma ditemi se ne trovate una così perché la cerco): questo, nonostante lo spendido flacone che quasi la rende troppo regale, è un liquore di pesca beone in una bottiglia di cristallo di Boemia con un fiocco di satin arancione sul collo e fiori di crespa con il fil di ferro nascosto nel gambo arrotolati sul tappo. E’ un’immagine di delicatezza così rococò da diventare ostentazione, e mi diverte per questo. Pesca sciroppata sì, ma anche cocco, piccoli frutti, prugna ed una tuberosa ricca ed ubriaca. E’ la fine di un banchetto, ti sei versata il liquore dolce sul corpetto per sbaglio e stai facendo piedino-piedino contro la scarpa di seta infiocchettata del conte Von Fersen. 

 

Quelques Fleurs Royale

Houbrigant

L’incipit di questo profumo potrebbe essere un po’ dark: si dice che quello che tradì la regina mentre scappava vestita di stracci per non farsi riconoscere fu il suo profumo, creato appositamente per lei da Houbrigant, una dei marchi più antichi ancora esistenti. Non sono riuscita a scoprire quello esatto, non so se esistano prove confermate di quale fosse. Nel 2006 Versailles ha chiesto ad uno dei nasi contemporanei più celebri, Kurkdjian, di ricrearlo in edizione limitata per finanziare i restauri della reggia: l’han chiamato “Sillage de la Reine” (il profumo della regina, un po’ boring ma lecito) e per qualche motivo probabilmente economico dietro l’operazione c’è Shiseido e non Houbrigant, ma l’ho trovato comunque affascinante.  La piramide è abbastanza classica: rosa, gelsomino, tuberosa, iris. Un’orchestra di fiori, praticamente, che dalle (poche) recensioni immagino essere in pompa magna. Alla fine a pensarci il profumo serviva a coprire una certa..scarsità d’igiene. So anche che Lubin, altro marchio storico francese seppur non quanto Houbrigant, ha provato a ricreare a sua volta la formula della regina, in un profumo dal flacone minimale chiamato “Black Jade”, questa volta ambrato. In effetti facile immaginare che fosse una fellow colletto. Ma, per citare una persona che sono sicura sarebbe andata molto d’accordo con Marie, Valentina della nona stagione di Ru Paul drag race America: that didn’t make sense with my fantasy. Quindi mi son presa una licenza poetica, come per tutte le mie liste del resto, e tra gli Houbrigant ne ho scelto uno io: Quelques Fleur Royale.  E’ perfetto: antico e moderno insieme, Un’entrata trionfale di agrumi, rosa altezzosa e gonfia e miele come cera. Un drammatico leggero, per fingere svenimenti cadendo morbide su strati e strati di gonne, pizzi e fiocchi. 

 

Italica

Casamorati

 

Questo è uno degli aneddoti deliranti che preferisco su Maria Antonietta: Oltre al famoso Petit Trianon, il “piccolo” chateu all’interno di Versailles dove andava a farsi i propri porci comodi, Maria fece costruire un’accomodazione ancora più piccola, delle esatte sembianze di una modesta casa di campagna…circondata da un villaggio con tanto di campi, un laghetto e mucche (è anche brevemente dipinta nel film). Per fare cosa? Ma per giocare alle milkmaid con le amiche, ovviamente. Yes Queen, give us cottagecore. Scusate, ho dovuto. Passava quindi giornate intere vestita in modo semplice, cogliendo fiori, mungendo mucche (ne aveva persino una preferita chiamata Blanchette) in pratica vivendo totalmente la sua fantasia di pastorella. La cosa divertente è che nonostante gli esterni bucolici l’interno della casa era sfarzoso tanto quanto Versailess: praticamente un effetto Disney Park al contrario. Per questo ho trovato perfetto Italica: un lattiginoso sì, ma barocco: Da molti considerato il gourmand più ricco e delizioso mai creato, si tratta di latte, zafferano, biscotto (più cereali che zucchero) e mandorla bilanciati sapientemente fino a creare una crema ricca, quasi da mangiare con un cucchiaino come un prezioso Île flottante. 

Un piccolo appello tragicomico ai miei amici milanesi: la testa potrebbe ricordarvi il risotto in giallo, cosa che mi ha impedito di dargli una vera chance i primi mesi. Aspettate il cuore e preparatevi a deliziarvi. 

 

Météorites Le Parfum

Guerlain

 

Volevo un profumo che mi ricordasse il momento del trucco, delle ciprie e dei rossetti ed in effetti avevo l’imbarazzo della scelta. Un iris o violetta piazzati giusti possono subito ricreare quelle atmosfere, e ce ne sono tanti che amo: 1889nMoulin Rouge Di Histoires de Parfums era il primo in lizza, ma troppo esplicito per la sensualità segreta di Versailles. Misia di Chanel e Lipstick rose di Malle altri grandi favoriti, ma sentivo che le epoche che richiamavano erano diverse (aridaje con il virgo stellium, lo so). Ho fatto un giro da Mazzolari ed ecco l’illuminazione: Météorites le Parfum è l’esatto profumo di uno degli oggetti di cura della persona più belli che io abbia mai visto, le meteore di Guerlain. mi dispiace che non siano più granché in auge perché erano meravigliose: delicate, minuscole sfere pastello iridescenti in un contenitore a scatoletta metallizzato in cui far roteare il pennello, che, mescolando i colori insieme, magicamente creava un’alone satinato sul viso. Mi madre le usava e da piccola era ogni volta un miracolo, uno shock. Il loro profumo è uno dei primi ricordi che ho, una cipria dolce e delicatissima di violetta brillante.  Assolutamente qualcosa che imagino sul Vanity di una regina, da spolverare con piume e pennelli su guance e seno come rituale prima di un gran ballo.

 

Elitrope Blanc

 

Oriza L Legrand

Pausa, pausa, mi gira un po’ la testa, dopo tutta questa gamma di profumi dolci e peccatori. Mi sento come verso la fine di una bella festa di primavera, in un giardino francese sotto lanterne appese come lucciole, con i calici e gli ultimi dolci illuminati da un alone caldo.Ho bisogno di un reset. Alla fine tra un’ammucchiata e un chissaddio lo avrà avuto il tempo, questa benedetta donna, per praticare qualche hobby non dico virtuoso ma almeno morigerato, no? Bene. questo è un profumo di un’altro marchio storico che riforniva la maggior parte delle case reali, Oriza L Legrand. Eliotropo, un fiore dal profumo che puo’ ricordare la vaniglia, mandorla e mimosa. Una polvere farinosa di mandorle bianche, che mi ricorda dei dolcetti di marzapane poco dolce o ancora meglio, trovandoci in Francia: piccoli macaron spolverati di petali di violetta e fiori di campo, magari sgranocchiati piano leggendo all’ombra di un albero dei giardini di Petit Trianon, con conigli da compagnia che saltano intorno.  E questo flacone? Non mentirò, avevo tante mandorle tra cui scegliere ma non ho saputo resistere al suo fascino. 

 

Choeur Des Anges 

Atelier Des Ors

 

Bhe, la festa ormai è finita e dopo la sopracitata pausa sotto l’albero ho trovato carina l’idea di concludere continuando su una nota pulita da infamie e pettegolezzi.  Ricordiamoci pur sempre che alla fine Maria fu stata data in sposa a solo quattordici anni.  Ho prima pensato ai fiori d’arancio gourmand, che sicuramente avrà indossato, ma comunque mi sembravano ancora troppo maliziosi, li volevo più innocenti. Poi finalmente l’ho trovato: Choeur Des Anges, coro degli angeli.  l’ingenuità dell’agrumato qui è pura, una testa di arancia rossa che sa quasi di vitamine, e poi osmanto tintinnante, fiori d’arancio sì ma effervescenti, ai lati, semi di carota erbacei ed acerbi ed una base smielata, tenera. Un profumo con l’esuberanza di una risata improvvisa, le alucce bianche di un putto, un pugno di brillantinin dorati (come quelli che fluttuano nei flaconi di Atelier, gimmicky sì, ma che meraviglia, ne ho già parlato qui ),  la leggerezza di una ragazza piena di sogni, creatività e amore per il bello, prima che diventasse fuori luogo, prima che diventasse un simbolo.