Sono provata. Ho passato gli ultimi mesi in uno stato di leggera, nebbiosa, perenne dissociazione. Sono, come dicono i giovani di oggi, piena. Sapete qual è il mio problema al di là di una pandemia ed il tracollo del pianeta? Prendo tutto troppo sul serio. Sono sempre stata di natura pesante, mi sono anche tatuata un reminder proprio per ricordarmi di essere leggera (esattamene una cosa che farebbe una ragazza spensierata, no?) ma niente, non c’era niente da fare. Da brava millennial poi ho passato i miei vent’anni ricalcando le ombre del femminismo rosa ed esclusivo (nel senso orribile e letterale del termine)  a’la #girlboss, paragonando le mie 24 ore a quelle di Beyonce, con il perenne terrore di “non essere presa sul serio”, in un continuo, estenuante overexplaining giustificatorio a uomini medi che già alla prima sillaba alzavano gli occhi al cielo senza nemmeno nasconderlo troppo. Povera cretina. Questo inverno, tramite quella piattaforma del diavolo che è tiktok, ho scoperto una corrente di femminismo 2.0 geniale le nuove bimbo. Le bimbo non pensano. Le bimbo si riappropriano di termini derogatori di origine maschilista (strano) per descrivere donne non canonicamente “intelligenti” (leggi: con caratteristiche maschili). Le bimbo non credono di dover spiegare la loro iperfemminilità e non sminuiscono le loro passioni. Le bimbo si fanno aiutare a fare tutto perchè tanto non ci arrivano, no? (Paris Hilton insegna). Non supportano l’hustle culture capitalista e l’elitarietà dell’intelligenza accademica, sono per natura inclusive ,“always there for the girlies, the gays and the theys”, e non perdono tempo a giustificare il loro valore. Le bimbo sfruttano al meglio il tuo bisogno di superiorità machista da primate. Le bimbo il patriarcato al posto di combatterlo lo cavalcano come valchirie, senza nemmeno tenersi, battendo le mani eccitate.

Le bimbo han preso i limoni e ci han fatto una limonata rosa, e lo trovo meravigliosamente potente. 

E tra le energie da incanalare questa è stata in assoluto tra le più divertenti. No thoughts, head empty. Profumatevi tutte e fatevi offrire un drink in loro onore!

 

Sweet Diamond Pink Pepper 25

Kayali

Sweet Diamond è la perfetta sintesi di questo articolo: facile da sottovalutare per il nome e la boccetta, sorprendente e sexy. Io stessa inizialmente, lo ammetto, l’ho un po’ snobbato in favore di altri profumi della linea dal nome e dall’appeal più invitante, meno cliché. Anche qui, errore. Qualche tempo fa, in piena fase di innamoramento per tutte le sue altre creazioni appunto, ho ascoltato un po’ di podcast/video dove intervistavano Mona Kattan, la founder (nonché sorella della celeberrima Huda, make up artist). Più che aprirmi un mondo mi ha confermato un pensiero: è un genio. Nello specifico, con Sweet Diamond, si è voluta concentrare sul pepe rosa perché è la nota che le persone inconsciamente associano all’attrazione. Abbinandolo ad una rosa super jammy ha voluto creare un profumo con il preciso scopo di flirtare. E l’ha fatto rosa. Oltre a questo, è la creazione che le ha fatto superare la sindrome dell’impostore, tipico problemino femminile, il primo (dopo Deja Vu) a capo di una serie più strutturata e ricercata rispetto alle prime fragranze (che io continuo ad amare). Come si dice? Non giudicare il monaco dall’abito? ecco.

 

Attrape-Rêves

Louis Vuitton

Girly, incredibilmente girly ma a’la Louis Vuitton, come una manciata di farfalline di cristallo, il set design grafico luminoso e pastello di un video delle Blackpink, orsetti di gelatina gusto peonia e litchi, una doccia di luce rosata. E’ un profumo “facile” e sofisticato al tempo stesso, floreale, freschissimo ed irresistibile. E’ una tuta Juicy Couture ma 2.0, rivendicata come simbolo, una moderna Elle Woods in rosa sì ma destrutturato. Se esiste il vantablack, ossia il nero più nero che ci sia (quello inventato da poco e “comprato” da Anish Kapoor ), esisterà anche un punto di rosa super-rosa di cui qualche artista si vorrà appropriare. Chi lo sa lo sa, per tutti gli altri rimane comunque un bellissimo, ammaliante color rosa. 

 

Her

Burberry

 

Quando nello scorso articolo, parlando di Rose Pompon di Annick Goutal, ho menzionato Ai Yazawa, ho pensato anche a lui. Chissà, forse un giorno nascerà una lista. Nana, ma in particolare Cortili del Cuore e Paradise Kiss, hanno influenzato il mio stile e senso estetico in quel modo permanente che solo i colpi di fulmine durante l’adolescenza sanno fare. Quello che ci plasma durante gli anni di formazione è quello che forse inconsciamente continuiamo a ricercare in tutto ciò’ che troviamo bello. Perciò eccomi qui a trent’anni ad annusare le note di testa di Her, sentire profumo di fragola deliziosamente artificiale fucsia, e subito pensare allo shampoo per bambini di Miwako Sakurada, con i suoi capelli rosa. Sicuramente lei avrebbe apprezzato.  Il profumo in se’ si può definire una sorta di fratellino appariscente, tenero e fruttato del celebratissimo Baccarat Rouge. Non mi sento particolarmente in colpa o furba a dirlo. Dopotutto, il padre è lo stesso: Kurkdjian . 

 

Madison Avenue 

Bond No.9

Ho letto da qualche parte la perfetta review di questo profumo: profuma di shopping. Sento dentro di me, che se Cher Horowitz fosse esistita davvero, Madison Avenue sarebbe stato sicuramente il suo profumo-signature e anche lui, come Pink Diamond, in un certo senso si presta perfettamente come fragranza-emblema di questa lista. In questo caso la metafora è nella piramide, che si apre deliziosamente brillante e succosa con mora, bergamotto e soprattutto mela verde per poi più che scaldarsi scurirsi, come un cambio di abito da rosa baby in tweed Chanel al perfetto little black dress, con un patchuoli fruttato e sornione. Sa di lip gloss che non appiccica, unghie appena fatte e ti fa la messa in piega. 

 

Empathy

House Of Oud

In questo articolo focalizzato su House of Oud, ho citato Anna Nicole Smith, aka la fonte, la regina madre, l’ispirazione, the original bimboⒸ. Rileggendomi, mi son data una pacchetta sulla spalla: anche la metafora della bellissima ragazza in pelliccia e micro abito in latex rosa caramella annoiata in una cigar room calza ancora a puntino. Di questa lista è sicuramente il più torbido, quella ragazza lì ne ha viste e ne ha fatte. Probabilmente se la conoscessi verrei aspramente bullizzata ma io mi innamorerei comunque perchè sotto la coltre di fumo e oud c’è un cuore di lampone.

“Like my body? Want some Mooney?” -Adore Delano 

 

Don’t Get Me Wrong Baby -Yes I Do

Etat Libre D’Orange

Yes I do è, di suo, quello che potremmo definire un flanker (anche se i flanker non sono nella politica di ELDO) di Don’t Get Me Wrong Baby, I Don’t Swallow, uno splendido mughetto pulito dal nome cafone. Se il primo mi era sembrato un po’ on-the-nose, ridondante, provocatorio per nulla, Yes I do è così palese da farmi cedere e sorridere. E’ più dolce, i suoi fiori bianchi sono più bonbon, ma rimane comunque candido e luminoso. Per me è da mettere come una sorta di inside joke. Con la sua apertura di fiori d’arancio potrebbe persino essere il profumo perfetto per il matrimonio di qualunque ragazz* in vena di sovversività pazzerella e battute cheecky a cui ridacchiare da sol* (…io, per esempio). 

 

Manakara

Indult

Pink Sugar di Aquolina è cresciuto o, come si dice, ha fatto un glow up. Ho una confessione: al liceo giravo con le manette di peluche rosa appesa alla minigonna ulteriormente tagliata da me con le forbici e abbinavo il tanga a vista alla t-shirt (la mia preferita era rosa con scritto in lilla “me, my cellphone and I”). All’intervallo io e una delle mie migliori amiche andavamo a comprare il chupa chups in tinta , a carnevale mi ero vestita da Barbie, la mia mail era “sugaryshocking@hotmail.it”. Insomma. Sono conscia di star dipingendo un ritratto odioso ma I’ve paid my dues, garantisco. Ovviamente amavo Paris Hilton. Ora quella Maria che interpretavo a mo’ di scudo non c’è più (ci parlo ogni tanto, dall’analista, le voglio bene e non la giudico) e persino Paris ha rivelato che era tutta una geniale farsa arzigogolata ma, se quelle due persone fossero esistite e fossero cresciute , sono sicura che porterebbero Manakara da Dio. Lui è, in realtà, il colpevole dell’esistenza di questa lista. E’ unapologetically provocante, fruttato e zuccherino, non si scusa, si prende il suo spazio con quella che definirei un’arroganza innocente. E ormai l’abbiamo capito, non c’è arma più disarmante.