Best Of: Kayali.
Sono una fan di Kayalı da sempre, quando ancora non sapevo bene chi, come cosa e perchè. Semplicemente annusandoli. Informarmi ha solo confermato le mie simpatie. Chi? Mona Kattan, americana di origine irachena, sorella di Huda, founder del colosso di make up Huda Beauty. Cosa? Un brand con il profilo, prezzo e posizionamento di un marchio commerciale ma le piramidi di un marchio di nicchia. Si può dire sicuramente che siano stati i primi a rompere il confine e far capire che in questa nuova generazione di ibridi c’è potenziale. Furbi? Sicuramente, ma con passione. Io li definirei di più…people pleasers. C’è un precisa forma mentale in gran voga nella nicchia con cui io non mi trovo particolarmente d’accordo: non tutti i profumi devono essere complessi, non tutti i profumi devono essere opere d’arte da digerire e capire. A volte vuoi solo profumare di…buono, e Kayali è perfetto per questo. Infine, eccoci al perchè: Mona è da sempre quella che in gergo si definisce una fraghead doc; parla di profumi sui social praticamente da quando ha iniziato ad usarli. Kayali significa “my imagination” in arabico e la sua impronta si vede. Sono da sempre fan delle ascese “popolari”, quelle che funzionano in barba a snobismi ed elitarismi di sorta, soprattutto quando si tratta di donne. Ho recentemente letto una review su fragrantica di un uomo che ha definito il suo stile “easy, sweet dumb reach” pensando forse di aver dato chissà che stoccata, ma non credo si sia reso conto di quanto sia stato preciso il suo commento: sì, sono profumi facili, dolci, stupidamente buoni nel senso che vai sul sicuro. Che male c’è?
PS: e comunque, quando si dice beauty soul and brain: le due sorelle hanno recentemente donato insieme un milione di euro verso gli aiuti per Gaza, forse il gesto più eclatante da un brand beauty fino ad ora. Da tenere a mente.
Di seguito le mie 7 +1 creazioni preferite.

Questo profumo, parte dell’ultima collezione interamente dedicata all’oud, ho deciso di inserirlo per fare insieme un paio di ragionamenti. L’oud è una delle materie più pregiate in circolazione nonché materia prima complicata da fare apprezzare ad un pubblico non avvezzo; un cosiddetto acquired taste, if you will. Nelle sue forme più elevate può avere connotazioni quasi fecali, ma se ben equilibrato può creare vere e proprie magie, aggiungendo profondità, sfumature ricche, reazioni d’istinto in chi lo annusa. Ti tocca quelle note primordiali, ma, come dice Ellena, inizialmente devi un po’ lasciare a casa il cervello per farlo. Da un lato sono contenta che abbiano lanciato una linea di celebrazione per questa nota, penso che sia un modo di educare il pubblico, farlo familiarizzare e magari emancipare da formule più generiche. Se mi avessero chiesto di immaginare un brand perfetto per una linea entry level sull’oud da Sephora, bhe, avrei sicuramente detto Kayali. Dall’altro è vero che, democratizzando una materia prima del genere, vuoi in qualità della materia, vuoi in personalità, qualcosa si andrà sempre a perdere. Gli altri profumi della linea (Cafè, Rose e Vanilla) quindi, se sei già avvezzo sicuramente non splendono per originalità, ma va bene così, non sono io il target e sicuramente spopoleranno. In Tabacco Oud invece trovo quello che avrei voluto ma non osavo sperare: profondità, intensità, ricchezza.

Eccomi qua, di nuovo, a rimangiarmi la parola. Ho iniziato Scentlist affermando di disprezzare la nota di ciliegia e bhe, dopo averle dedicato una lista, qui ne troviamo addirittura due. Era scritto nelle stelle che Kayali avesse una sua ciliegia e quando è uscito sono andata ad annusarlo aspettandomi ne’ più ne’ meno che una loro rivisitazione di Lost Cherry. Giustamente, intendiamoci! Avrebbero fatto bene e per fascia di prezzo e persistenza avrebbero anche potuto battere l’originale. Non è un reato. Quando una piramide fa tendenza la maggior parte dei brand prova a lanciarne una propria versione, con grande insofferenza dei nasi immagino…ma c’est la vie. Ma Mona Kattan fa l’opposto di quello che ci si aspetterebbe da lei: quando lancia un profumo con una nota in trend fa ricercare tutti i profumi cult sul tema per assicurarsi di NON assomigliargli troppo. Va detto che quando fai una ciliegia una ciliegia esce, è una nota che mi piace definire un po’ cafona, sgomita, parla sugli altri e, in genere, va via senza salutare. Questa cosa da Kayali l’hanno capita: difatti sì, la sentirete brillare in testa rosso scuro, trasparente e caramellata come un lecca lecca anni 50…pian piano però ecco i legni, il palo santo le spezie quasi bruciacchiate a fargli da assist. Se siete sul mercato per la prossima ciliegia, questo è il miglior bang for your Bucks, come si dice.

Ah, questo posto se lo sono giocati lui e Musk 12. Ha vinto Sweet Diamond per affetto. Di lui ho già parlato in questa lista qui. E’ stato il profumo che ha confermato la mia stima per la founder nonché acceso la mia curiosità per il pepe rosa come possibile nota principale. Anni e anni fa sentii un naso parlarne con aria sprezzante: diceva qualcosa come “quelle note prezzemoline che significano tutto e niente, come il pepe rosa” ero giovane e impressionabile e istintivamente la mia testa registrò: il pepe rosa è una nota inutile, got it. Da lì ho roteato gli occhi ogni volta che l’ho trovato al bordo di qualche piramide floreale come un riempitivo che voleva dire tutto e niente. L’insicurezza gioca brutti scherzi, finisci per non fidarti neppure dei tuoi sensi. Perchè di base a me quella nota piaceva. Leggermente speziata ma floreale, a volte quasi erbacea. E Mona, alla fine, me lo ha confermato. E’ quella che viene inconsciamente associata all’attrazione e lei ha deciso di celebrarla così, per una volta al centro di un profumo, circondata da una ghirlanda di rose zuccherate. Sa proprio di “rosa”…il colore.

Una categoria di profumi che trovo carina ma per cui trovo un po’ inutile spendere più di tot (salvo rare eccezioni) è quella dei profumi estivi che sanno di spf, cocco, spiaggia. Son carini, mi piacciono ma diciamocelo…dopo un po’ la maggior parte si somigliano tutti. Non è quel tipo di profumo da cui pretendo grandi sviluppi ovviamente; “fanno il loro lavoro” e son grata per questo. Perciò’, quando trovo la combinazione ideale in termini di budget, formula e come dire…bontà? Non posso non segnalarla. Utopia per me è già un cult classic, come Bronze Goddess di Estee Lauder o Beach Walk di Margiela, ognuno di loro ha un suo pubblico. Se vi piace quel genere un po’ vacanza in bottiglia ma siete più tipe da gourmand, avete trovato il vostro profumo estivo. Vaniglia e spf al cocco, quel cocco chimico divertente che qualcuno chiamerebbe guilty pleasure. Io sono scuola Jemima Kirke e rispondo “my guilt is never pleasurable”.

Potrei iniziare sparandola alta: se Elizabeth Taylor avesse creato una linea di profumi al giorno d’oggi, sicuramente ci avrebbe messo dentro qualcosa di molto simile. Il suo brand omonimo, vi posso assicurare, non era affatto male, anzi: in perfetta linea con il suo personaggio. Qualcosa se cercate bene si trova ancora oggi, io ho Gardenia e Black Pearls. Deja Vu non avrebbe affatto sfigurato. Sono i fiori bianchi di una diva, sono pieni, un po’ old school, dolci abbinati a pesca e pera in testa, da scia. Forse anche grazie alla vaniglia di base che secondo me è un po’ la firma di Kayali, lo trovo un profumo da abbraccio rassicurante. Fa parte di quella categoria di creazioni che amo, da zia sofisticata. In questo caso indossa cashmere bianco e si è appena fatta la messa in piega. Sa di gelsomino, tuberosa, crema idratante e shampoo alla frutta.

Ed eccoci alla top three! Forse non l’avevo ancora detto che questa era una di quelle liste di preferiti con il conto alla rovescia. Un po’ per non condizionare, un po’ perchè oh, se alla fine sono qui è perchè mi piacciono tutti. C’è stato un momento in cui sembrava che il pistacchio sarebbe diventato la nota dell’anno. Il trambusto che ha causato DS& Durga con la sua interpretazione ha fatto rizzare diverse orecchie, e non si sa se per qualche indagine di mercato prima o con estrema rapidità nell’immediato dopo, è arrivata la risposta di Kayali. Che bhe, ecco…è stato tutto quello che avrei voluto trovare nel primo. Potete dire quello che volete ma Mona just gets it. C’è chi ha un dono innato nel creare bellezza fine a se stessa e chi nel capire gli altri, e non credo che una cosa sia per forza più importante dell’altra, nel business. Il Pistacchio di DD è un patchouli creativo, una rivisitazione di una carbonara Michelin quando in realtà tu ne volevi una vera, semplice. Pistachio gelato ti lenisce quel prurito: contrariamente alle aspettative è una nuvola leggera, fresco appunto come un gelato ma nutty, cremisino e sfizioso. Esattamente quello che volevo.

Invite Only, nonostante ora lo stiate vedendo qui al secondo posto, è forse la mia creazione preferita di Kayali. Racchiude perfettamente tutto lo stile del brand, profuma di qualcosa di assolutamente al di sopra del suo costo e soprattutto: è sensualissimo. Uno dei profumi preferiti dal mio ragazzo su di me (e fidatevi…ne ho), soprattutto per un date serale. Ora, non sarò di certo io a dirvi di provare un profumo perché piace ad altri, non adoro particolarmente quella corrente di pensiero…ma a chi la sto raccontando, son pur sempre bilancia. Il mio modo preferito di descriverlo di solito è: se Angel’s Share di Kilian e Lost Cherry di Tom Ford avessero un bambino-profumo, uscirebbe lui. Eccoci quindi alla seconda ciliegia di cui vi parlavo prima. Non è sicuramente protagonista e forse è per quello che mi piace così tanto, si sente il giusto, equilibrata assieme a tabacco, miele, cioccolato, cannella, ambra ed un filo di oud. Daniele dice che lo intorbidisce, gli ricorda un vino pregiato. Lo annuso: sì, uno di quelli che fa grosse curve in alto nel bicchiere, liquoroso, complesso, pregiato, invernale. Sexy! Ha ragione. Ma pensa te questo, mi ruba pure il lavoro.

Chi è già familiare con Kayali probabilmente si stava già chiedendo dove fosse. Ma dove volete che stia, una vaniglia, su questo sito! Come sono prevedibile. Scherzo! C’è un motivo. A livello strutturale, non è certo la scoperta della gravità ragazzi: si tratta di una vaniglia gourmand bella piena, dritta per dritta, tiepida e confortante. Forse non lo sapevate ma i profumi di Kayali si possono combinare in layering, un’arte molto popolare soprattutto a Dubai, dove ora vive Mona. Certo, capire cosa va con il pistacchio o con l’ambra magari richiede un paio di tentativi, ma la vaniglia…questa vaniglia? La stessa founder l’ha definita la sua hot sauce, salsa piccante: va bene su tutto. Ed io sono d’accordo con lei. La mia bottiglia è quasi agli sgoccioli, l’ho usata da sola ma anche per ammorbidire incensi, dolcificare fiori bianchi, gourmandizzare spezie e legni. Non è di certo un compito che affiderei ad occhi chiusi ad una vaniglia da duecento euro o con piramidi che richiedono particolare attenzione…ma con lei vado sul sicuro.
Pro tip: come tutti i gourmand di Kayali, più sedimenta più rende. Lasciatela caramellare e mi direte…
P.S: Un regalino ottimo anche per iniziare a giocare con i layering è proprio il loro discovery set.