Questo genere di articolo è una di quelle cose che mi fa proprio sorridere annuendo pensando al giorno in cui mi son decisa ad avviare questo progetto. In quale altro modo, sfera lavorativa, posso girare le profumerie di Milano a caccia di profumi che…mi ricordano una fata? Impagabile. Best decision ever.
E il fatto che più mi diverte è che questo non è nemmeno il primo articolo a riguardo (ne ho scritto uno per Musa, spazio femminile pieno d’ispirazione a 360 gradi), e l’idea non è partita da me: è forse, con i profumi da matrimonio ed i miei gourmand preferiti, tra le domande più frequenti che ricevo.
Cambio un attimo argomento ma in realtà è pertinente, bear with me: lo sapevate che anche per i profumi esistono i trend? Negli ultimi anni quello che andava per la maggiore era lo skin scent, il muschio effortless, il molecolare minimale e poco invasivo. Dalla pandemia qualcosa è cambiato: la profumeria di nicchia ci è entrata panicando e ne è uscita punta di diamante. Persino paesi come Korea e Giappone, dove culturalmente il profumo con grosso sillage è guardato male, si stanno aprendo al mercato e sempre più gente si è interessata (sembra che chiunque ora abbia un opinione formatissima su Rouge 540 aka Baccarat -o un dupe ). Il profumo non è più usato per omologarsi o legarsi ad un brand quanto piuttosto come strumento per evadere, inventarsi, creare mondi. Welcome to my world!
Quindi onestamente no, non mi stupisce che tra le richieste più insistenti ci sia quella di profumare di una creatura fantastica. Ne abbiamo passate. Ce lo meritiamo.
Ora, i profumi: ci sono vari modi di interpretare il mood, io ho scelto profumi un po’ verdi, un po’ dolci, un po’ fruttati, che mi ricordassero il suono dell’arpa, campanelli, frutta e fiori squillanti e selvatici, iridescenze, boccoli, ali e ciglia lunghe. Perchè Ça va sans dire queste sono ninfe che flirtano, mica Disney. Che credevate? Son pur sempre bilancia.

Pas Ce Soir

BDK Parfums

E’ da quando l’ho annusato la prima volta che so che sarebbe comparso in questo articolo. Capostipite, anzi.
Non so quanto siete familiari con gli archetipi di seduzione femminile ma se questo fosse associato ad uno di essi sarebbe sicuramente la gamine: l’idilliaca charme-in bottiglia young soul della situazione. Brigitte Bardot se avesse fatto un film sulle fate.
A volte, come ho detto più volte, trovo inutile elencare la piramide di un profumo (yes I said it e l’ha detto anche Luca Turin) ma in questo caso ci sono tre elementi chiave: la mela cotogna cruda, il gelsomino e la base di patchouli. Brillante, juicy e zuccherino in quel modo appiccicoso e dolce-acidulo che mi ricorda un invitante lecca lecca di quelli tondi e piatti, giallo pastello trasparente, con incastonati dei petali di gelsomino come foglie nelle gocce d’ambra primordiali.
Secondo me il più giovane tra le possibili scelte BDK (possiamo far tornare in auge la parola “sbarazzino”? No ok l’ho appena sentito nella mia testa a voce alta e mi auto-metto il veto), lo trovo perfetto per civettare dalla testa alla base.

 

Lann Ael

Lost’march

Nella mia prima lista su Musa parlai di “La Danza Delle Libellule” di Nobile, un po’ ovviamente perché lo amavo (e amo tutt’ora), un po’ per il nome ma soprattutto perché…mi ricordava lui, Lann Ael. Uno dei miei primi, primissimi amori nella nicchia, lo scovai in un angolo da Excelsior (rip) e poi…mai più. Non solo non lo trovavo, ma nessuno lo conosceva, era come se me lo fossi sognato. Così un giorno, deposte le armi, ho iniziato a perorare la causa di La Danza Delle Libellule: più fruttato, con una mela meno cremosa ed un filino più shampoo per bambini (nel migliore dei modi), assolutamente magico a suo modo, e la vita è andata avanti, come succede con qualsiasi grande amore.
Ma ora è tornato. Se LDDL è una torta di mele, lui è vediamo, come spiegare. Ecco. Anni fa dicevo “colazione con le fate”, e ora so dire con precisazione perché: avete presente quando diventava delizioso il latte che rimaneva dopo aver mangiato i corn flakes, addolcito dai cereali e dallo zucchero? Ecco, è una crema di quel latte lì con l’aggiunta di una mela verde lieve e incorporea. Etereo, incantevole e “fluffy”. Una ragazza mi ha scritto che lo vaporizza sulle lenzuola prima di dormire e ho deciso che dovrò per forza copiarla. Sogno di una notte di mezza estate!

 

Crystal Pistil

Ds & Durga

DS&Durga è sicuramente tra i marchi indie (per ora) con parabola-traiettoria più interessante e personale, soprattutto in tempi recenti. Li stimo davvero tanto e vorrei parlarne di più (lo farò!). Liberi, creativi e smaliziati nel migliore dei modi, incarnano davvero quel termine, quella cosa che tutte le agenzie creative milanesi aspirano ad essere, quella parola-feticcio così abusata da far accapponare la pelle: disruptive (sospiro). E ci riescono proprio perché non gli interessa esserlo (è lì che casca sempre l’asino, diciamocelo).
Il loro approccio al profumo è abbastanza radicale: hanno una linea classica, un paio di intesificatori (di cui Crystal Pistil fa parte, ora ci arriviamo) ed un mezzo trilione di edizioni limitate all’anno, che inizialmente mi irritavano molto avendole prese come classiche creazioni da hype, ma da quando ho letto il motivo son quello che mi ha fatto fare curva ad u sul brand. Certi profumi che vogliono creare, nella collezione continuativa dovrebbero avere un prezzo folle mentre producendoli in numero limitato hanno il triplo della libertà con materiali e qualità. Son questo genere di scelte passion-fueled che mi animano. Ma dicevamo: Crystal Pistil, assieme a I Don’t Know What, è un Fragrance Enhancer ossia una fragranza nata per fare layering, aggiungere qualcosa ad un profumo che già indossi. IDKW è più popolare, essendo un molecolare che regala sexiness; ma trovo Crystal estremamente sottovalutato, con la sua aurea più bagnata che fresca (nella descrizione dicono che serve proprio ad aggiungere letteralmente “dew”, rugiada, e lo trovo estremamente poetico) di fiori d’arancio e note acquatiche di fiori cristallini. Sarà la vostra dose segreta per rendere “fatati” tutti i vostri profumi freschi.

 

Meliora

Parfum De Marly

Piccolo spoiler: assieme al bonus di questo articolo, lui è il profumo principale che ho scelto per questo periodo, quindi probabilmente sarò un po’ di parte.
Per anni ho commesso il peccato che compio più spesso: supporre. Avrei voluto un PDM da tempo anche solo per il flacone così dainty, ma nulla mi aveva mai fatto scattare particolari colpi di fulmine. Avevo annusato i vari Delina, Cassilli e Safanad ma niente (nonostante siano tutti splendidi, per non dire signature-worthy) e siccome nessuno parlava granché degli altri pensavo erroneamente che non ci fosse null’altro da scoprire. Amen. E invece ovviamente mi sbagliavo. Annusato quasi per sbaglio (avevo ordinato un discovery kit di Parfums de Marly per “averli in archivio”) ci siam subito trovati. Un cesto di vimini pieno del racconto del giorno: bacche piccole trasparenti e croccanti di cassis e ribes, qualcuna scoppiata, qualcuna acerba, qualcuna più dolce e scura, con una base tenera di vaniglia. E’ un profumo-gioco così vibrante e femminile da ricordarmi una voce melodiosa in falsetto, e quando lo metto non riesco a non sorridere. La lezione? Non supporre mai. In più, annusandolo “alla cieca” ho fatto come nelle rom com sbagliate anni 90 e mi sono innamorata prima dell’essenza e poi della figura: una splendida boccetta avorio trasparente con tappo oro, forse la più bella di tutte.

Amyris Femme

Maison Francis Kurkdjian

 

Non so quanto possa essere un opinione condivisa, quella che sto per esternare, ma lo penso da sempre: Amyris è quello che molte persone si aspettano da Baccarat Rouge, o meglio: è quello che potrebbe piacere a chi ha annusato Baccarat Rouge con una determinata immagine in testa e ci è rimasto male. Grand Soir è per le navigate e le nostalgiche, Gentle Fluidity è per i primi passi o le discrete (spoiler: I’m all of them), Amyris è per chi non ha paura di riempire una stanza ma semplicemente si aspettava qualcosa di….più acceso, bubboli.
Sto per descrivere di nuovo un’immagine molto specifica, perché trovo che sia l’esempio che calza meglio: è pura energia femminile e radiosa, effervescente ed in fiore, leggermente muschiata: questo è letteralmente il profumo che immagino visualizzando una fata y2k (una rivisitazione in chiave moderna dei primi anni 2000) vestita in rosa Blumarine in mezzo alle farfalle.

Tears From The Moon

Gucci

Sarò bold. The Alchemist Garden, la linea artistica di Gucci, per me è un po’ hit and miss. Ammetto che questa mia destabilizzazione un po’ derivi dal fatto che quando uscita ci ho praticamente proiettato ogni mio sogno e speranza (una linea di Gucci, questo Gucci da sogno, fatta da Morillas aka uno dei miei nasi preferiti, a tema giardino degli alchimisti? Don’t mind if I do, dai). E un po’ dal fatto che sono semplicemente creazioni più seriose e profonde di quanto mi aspettavo (gli alchimisti alla fine mica eran fatine), alcuni di questi li trovo ovviamente maestosi capolavori come The Eyes Of The Tiger o Midnight Stroll ed altri un po’ meno. In generale però, quando stavo mettendo insieme questa lista ero un po’ frustrata perché lì guardavo e pensavo diamine, si presterebbero così bene al tema. Uno addirittura si chiama A Chant For The Nymph e sarebbe stato anche fin troppo perfetto se io non fossi una dannata integralista che si rifiuta di raccomandare un (meraviglioso, è vero) tropicale in lista solo per il nome. E poi! E poi. Qualche giorno fa sono passata da Mazzolari, così, perché avevo voglia di farmi bullizzare (si scherza amici pr! sort of) e mi hanno fatto annusare le due nuove uscite: Strabuzzo gli occhi per uno in particolare, leggo il nome: Lacrime dalla luna e sa di mughetto delicato appena colto? Finalmente ho trovato il mio Gucci artistico da fata. Son piccoli petali vellutati di mughetto e peonia bianca (io ci sento anche del gelsomino impalpabile) nel senso più morbido e fragile del termine, in un meraviglioso flacone bianco con l’illustrazione di una libellula in oro e un fiocco ad acquarello verde. E’, letteralmente, una piccola pozione.

Ninfeo Mio

Goutal Paris

L’ispirazione di Camille Goutal (sì, qui giocano in famiglia) e Isabelle Doyen per questo profumo è stato il giardino delle esperidi: un idilliaco, paradisiaco giardino mitologico che Era, la moglie di Zeus, usava per coltivare frutti magici (tra cui le mele dorate dell’immortalità) e che veniva appunto sorvegliato dalle esperidi, tre ninfe guardiane un po’ furbette.
L’unica cosa che un po’ mi dispiace di Ninfeo Mio è che non ci sia alcun sentore di mela, ma va bene così: è un delizioso, freschissimo giardino mediterraneo dove varie tipologie di limoni, galbano e aranci convivono in armonia. Ma soprattutto la mia caratteristica preferita: si sente tantissimo la parte verde di un grosso fico carico di frutti maturi, e la sua ombra proiettata a macchie sul prato. L’ho detto e lo ripeto, una cosa per cui sono ancora un po’ offesa con i Goutal è il cambio di estetica del brand in epoca recente. Amavo i loro flaconi romantici e leziosi, tappi con fiocchi in satin e illustrazioni acquarello. Ma ogni lasciata non è persa! Per celebrare il quarantesimo anniversario del marchio, hanno finalmente riesumato una delle loro trovate più adorabili: La Boule Papillon, un flacone a bolla vuoto da riempire con il profumo che desideri, con tappo a forma di due farfalle che si baciano e atomizer a pompetta d’altri tempi. Vi sfido a non sentirvi speciali così.