Heart-warming. Scaldacuore scents for a ballerina.
Ho letto un articolo…no, ok. Ho visto un meme su instagram che ritraeva tutti i modi di dire in giro per il mondo che non sono traducibili in inglese. “Apapachar in spagnolo (messicano) significa “abbracciare con l’anima”, ed è usato per indicare un misto tra il coccolare ed il consolare, esserci; “Soubhiyé” in arabo è quel momento di quiete che hai quando sei il primo a svegliarti e la casa è ancora avvolta nel silenzio; “Gigil” in filippino significa vedere una cosa così tenera che ti viene da strizzarla. Così, naturalmente, mi son messa a pensare a termini italiani. Non ne sono venuta granché a capo e onestamente non ci ho neanche più pensato finché mi sono trovata a dover definire questa lista. Sapevo di voler parlare di profumi da ballerina, ma in che senso? Qualcosa di tenero, gentile e pastello ma che tenesse anche al caldo, profumi insomma con la funzione degli scaldacuore che usavo a danza classica. Ed ecco, non ho trovato una traduzione degna in inglese, così l’ho lasciato in italiano. Ma che peccato, e che bella lingua che abbiamo. A rileggerla alla fine credo sia uscita una lista molto tenera, più di ricordi di ballerina bambina che immaginaria. Scaldacuore letteralmente!
Chloé

Il profumo che ha ispirato questa intera lista. Recentemente ho accettato una collaborazione con Chloè per l’uscita di un loro nuovo profumo commerciale, Chloe Eau Luminouse, una vaniglia jammy molto carina ed il brand, sapendo della mia passione, ha deciso di mandarmi alcune delle loro creazioni della linea artistica, Atelier Des Fleurs. E’ una linea anomala nel suo genere: niente piramidi altisonanti, una sola nota per creazione, lavorata fino a trovarne la sua sfaccettatura più eterea nel puro stile del brand. La Rosa è un bocciolo all’alba, la violetta è di seta, l’ibisco (altro grande preferito) è muschiato e soffice. E poi c’è lei, il colpo di fulmine. Non volevo, sarebbe stato davvero clichè da parte mia, ma è successo così. La prima parola che mi è venuta in mente annusandolo è “pretty”. Proprio questa parola, con quella y così leziosa da soprannome femminile, composta con un nastro rosa pastello come se fossero i titoli di un cartone Disney anni 50 dove i fiori danzano. Lieve, fiorita, soffusa, per niente udibile anzi ma così tenera, così impalpabile. Pretty, pretty pretty. Adorabile.
The Different Company

Io e Pure Eve ne abbiamo fatta di strada assieme, eppure non lo diresti. Una delle mie migliori amiche è esattamente il mio contrario: vergine luna in vergine, molto riservata ed organizzata, odia i profumi forti e ama l’ordine ed io…bhe, no (va detto, non amo il disordine…è che mi insegue). Nonostante cio’ abbiamo quel qualcosa di non definibile in comune, una natura, un capirsi a prescindere. La prima volta che siamo andate a comprare un profumo insieme, quando andavamo allo Ied (non lo nominerei ma dire università è un parolone, diciamocelo), io ho scelto se non sbaglio Bois Farine di L’Artisan Parfumeur e lei Pure Eve. Ai nostri nasi del tempo era sembrato che non potessero esistere profumi più opposti; il mio sapeva di cucina della nonna, il suo di pulito. Ad annusarli ora sorrido perchè vedo il fil rouge. Bois farine sapeva di farine di mandorle. Pure Eve è un profumo che sa di pulito sì, ma è un pulito confortante e vissuto, di cose in ordine, piegate morbidamente e non sterilizzate. Ed indovinate cosa c’è dentro, assieme agli aldeidi in testa, il muschio, la mimosa? La mandorla.
Les Liquides Imaginaires

Finalmente ne parlo anche qui. Inizialmente volevo inserirlo qui, ma poi l’ho omesso per il semplice motivo che stilisticamente cozzava un po’. Ho così tante opinioni su questo profumo che non so da dove iniziare, quindi vediamo un po’ cosa esce annusandolo. Per prima cosa: non avevo una reazione così di pancia dalla prima volta che ho annusato Baccarat Rouge. Pensavo che solo un profumo così aggressivo, così sfacciato potesse provocarmi reazioni del genere, e come mi sbagliavo. La sua gentilezza, i suoi toni rassicuranti di candore lattiginoso, devo ancora sentirli in un altro profumo. Sono sicura che li sentiremo a breve, dato il tram tram che sta causando, ma come Baccarat dubito che supereranno l’originale. L’unico che come stile si avvicina è appunto l’appena citato pure eve. In questo caso però si tratta di un ammorbidente coccolino che sa di latte, tornare a casa dopo tanto e sentire il profumo familiare dei vestiti appena puliti dopo il primo giro in lavatrice. Una ragazza l’ha definito un profumo che “ti rimbocca le coperte” e sono d’accordo.
Con lui è successa una cosa che, con una collezione di…tot profumi, non mi succede quasi mai: lo sto utilizzando tutti i giorni, mattina e sera. Evidentemente ne avevo bisogno.
Regime Des Fleurs

L’ispirazione dietro questo profumo è decisamente particolare e me ne fa innamorare ancora di più: Himitsu significa segreto in giapponese e le note dovrebbero creare “un filtro color malva” (testuali parole) di un’uniforme universitaria di uno studente di Kyoto. E’ come se l’avessero dedicato ad una storia ben definita e poi l’avessero voluta nascondere, e a me piace così. Si tratta di una violetta laccata con eliotropio e cuoio (più scamosciato che altro) che su di me prendono una connotazione quasi di un prodotto per capelli vintage. Una dolcezza indefinita graziosissima, sottovoce e disciplinata, capelli raccolti a chignon e musica al pianoforte. Chopin? Non me ne intendo quanto vorrei. Regime Des Fleurs crea davvero piccole fantasticherie.
P.S
la spedizione in Italia è un po’ complicata ma gioiamo insieme: sono finalmente arrivati in Italia, da Profumi e Veleni (che nome!) a Bologna. Vale la gita…
Miller Harris

Miller Harris è un brand che purtroppo spesso, e cito me come colpevole per prima, rimane nei retroscena della mente – eppure ha mille piccole memorabili creazioni come questa. Il primo grande amore di quest’anno è stato il loro vetiver, Vetiver Insolent. Mi ha acceso la miccia per l’intero panorama di quella nota. E ora lui. Non lasciatevi ingannare dagli accordi segnalati come principali da fragrantica: è un ambrato sì, magari tecnicamente può darsi ma non ha nulla dell’ambra regina dell’immaginario collettivo. Viene descritto come un piumino da cipria e trovo che questa immagine sia perfetta. Se nella prima parte della lista abbiamo esplorato un mondo che faceva parte quasi dei ricordi, qui iniziano le storie sul palco. Questo è il profumo di una prima ballerina, una di quelle ragazze che da piccola guardavi con un misto di ammirazione ed invidia, una delle sensazioni più belle e ricche di sfumature dell’esperienza femminile, a mio avviso. E’ profondo ma talcato e vicino alla pelle, pieno di grazia e pronto per fare spettacolo.
Mizensir

Ecco un altro profumo di cui volevo parlare da un po’ (ma non l’ho fatto fino ad ora per il semplice fatto che non sapevo dove metterlo). E’ un caso particolare almeno per me, in quanto si tratta di una creazione con dentro una nota tropicale…ma non lo indosserei mai in estate. O almeno non solo. Poudre d’or è uno dei muschi più incorporei ed eleganti che ci siano e le sue note ti fanno capire quanto saperle sceglierle e maneggiare cambi il risultato finale. Tiarè, gelsomino, muschio, iris, sandalo e vaniglia del Madagascar. Gli ingredienti per fare il profumino (ino as in – irrilevante) estivo ci sono tutti. Eppure, eppure. Tutto è perfettamente calibrato, in punta di piedi, mellifluo. Una perfetta sinfonia. Fa per il naso quello che un balletto fa per gli occhi. Un sogno. D’altronde non credo che Morillas sia fisicamente capace di comporre qualcosa di anche solo lontanamente grossolano…
L’Orchestre Parfums

L’idea di associare i profumi alla musica non è del tutto innovativa (Jusbox, Musicology…) ed in effetti a pensaci, hanno persino termini in comune; ma L’Orchestre è stato tra i primi brand a farlo e lo fa in un modo tutto suo: ogni nota è associata ad uno strumento. Il sandalo in questo caso viene “suonato” al pianoforte e attraverso questo veicolo, o forse dovrei dire strumento (ah-a), diventa ancora più intimo, romantico, languido, come un piccolo motivo inventato solo per te in una stanza di legno con lunghe tende di lino bianco alle finestre. Nella piramide troviamo addirittura una nota di “pelle”, come se il collo da cui lo fai annusare facesse parte dell’opera. E poi cashmeran, ambroxan, cumino e latte caldo. E’ fatto per fare avvicinare e ci riesce.