Sono ancora indecisa su come chiamerò questa lista ma so che è fatta di profumi che mi danno la sensazione di festeggiare qualcosa come si deve. So bene con che umore collettivo ci stiamo avvicinando a queste feste, quindi ho deciso di usare con voi la tattica che funziona con me: romanticizzare. Think: La tavola imbandita di “La Piccola Principessa”, cagnolini con grossi fiocchi di satin al collo, feste anni 20 sotto candelabri antichi e luccicanti, vischio sotto la quale baciarsi con nasi rossi dal freddo, cori per la strada, piramidi di bicchieri di champagne rosa, gonne in taffettà, manicotti di pelliccia (vintage!) e cappelliere variopinte, la vostra zia preferita, dolci coperti di glasse colorate ed alcolici ramati serviti in piccoli bicchierini decorati, datteri arabi e dolci turchi, finestre con i vetri appannati dal freddo e passeggiate digestive in giardini coperti di neve.

 

Coromandel

Chanel

C’è un film anni 80 divertente di cui ora non ricordo il nome. Il protagonista muore e va in paradiso, dove gli spiegano un po’ come funziona il sistema: man mano che ti elevi di bontà, hai accesso a più privilegi. Ad esempio gli fanno un omelette che lui trova sia la cosa più buona che abbia mai assaggiato ma, mentre si abbuffa, nota due angeli mangiare da un piatto qualcosa di indefinibile. Quando chiede che cos’è (se lo mangiano degli angeli diamine, immagina quanto deve essere buono!) gli dicono che non è ancora pronto, non gli piacerebbe. Ecco, il mio percorso con Coromandel è stato più o meno così. Inizialmente ero quasi spaventata. Una vampata di essenza intensa e speziata di cui capivo la bellezza ma che sentivo lontana, vintage, associabile magari ad una Mae West o Jean Harlow. Man mano ho iniziato a coglierne gli strati, la sottile morbidezza inizialmente coperta dal patchuoli sontuoso, la cremosità della radice di orris, persino il delicatissimo tocco di cioccolato bianco nella base nera di incenso ambrato. Le dive su cui riuscivo ad immaginarlo si son spostate pian piano di decennio, ed ora finalmente capisco gli angeli.  La cosa più vicina al gourmand che abbia mai fatto Chanel (troppo elegante per farne uno vero e proprio).

 

Nuit Etoilée

Annick Goutal

Questo profumo credo venga considerato più giusto per le stagioni calde perché si tratta, di fatto, di un fresco aromatico, ma a me non interessa. Da che mondo e mondo, una foresta di pini e abeti fa Natale e Natale è a dicembre. Ergo, qui lo nomino profumo Natalizio DOC. Se le fatine luminose di Fantasia, quelle che danzano sulle note dello Schiaccianoci esistessero davvero, sono certa che avrebbero questo profumo. Anzi, andrò oltre: se il suono della celesta, ovvero la tipologia di pianoforte usata originariamente per ricreare la magia delle note nella Danza Delle Fate Confetto, avesse un profumo…ecco, sarebbe questo. Pino ed abete come cristallizzati, di zucchero, accompagnati da foglioline di menta balsamica quasi bagnata, forse rugiada.

P.S: so BENE che il flacone è cambiato. Nel link c’è quello nuovo. E’ buono uguale, ma sono triste. fatemi sognare.

 

 

Fusion Sacree Obscur

Madja Bekkali

 

Questo profumo dal nome così maestoso nasconde un segreto divertente: sa di panettone. O meglio: non è che ti annusano e dicono mhm, Marchesi? È più una storia concettuale, ça va sans dire. Se reggete l’apertura verde un po’ destabilizzante (in cui spunta, pensa un po’, persino del sedano) you’re in for a treat:. Rum, cardomomo (ma dai, in un profumo che amo? strano), caffe, arancia dolce, ambra e benzoino si abbracciano in un idea di panettone formato nuvola, ramata e luccicante d’oro trasparente, sospesa in aria in una composizione complessa e fastosa, come spirito dell’inverno milanese imbottigliato.

 

Dom Rosa

Liquides Imaginaires

Due parole: champagne e petali di rosa. E’ questo il succo (letteralmente) di questo magico profumo. Puro, old school glamour in bottiglia. Perdonatemi l’ennesima reference cinematografica ma devo per forza citare uno dei miei film preferiti: avete presente quando, in “An affair to Remember”, Deborah Kerr è al bancone del bar della crocera con Cary Grant (si parla delle crocere di un tempo, quando al bar ti presentavi in smoking mica in bermuda) ed entrambi ordinano pink champagne? ecco. E’ quello. Mi succede di raro di innamorarmi a prima vaporizzazione di un profumo, o meglio: mi succede spesso ma sono cotte brevi, in genere o lo annuso dopo un paio di ore la magia è svanita o peggio, non si evolve e diventa stucchevole ma lui, oh lui! la scia perfetta da lasciarsi dietro ad una festa di fine anno, dopo aver occhieggiato un* bono/a misterioso/a tutto il tempo. Altro che Tinder.

 

Dates Delight

House of Oud

Ecco L’Oh Mio Dio della settimana. Ve lo dico già così, diretta. Ogni volta che anche solo parlo di lui devo per forza muovere le mani descrivendolo, perché mi sembra di non riuscire a trasmetterne la sua ricchezza, la voluttà, solo con le parole. Quindi immaginatemi gesticolante. House of Oud è un marchio davvero speciale di cui ho parlato ancora troppo poco qui. Ogni fragranza della collezione è ispirata ad un elemento della tradizione o momento del giorno nel Medio Oriente ed ogni flacone è marmorizzato a mano (a mano!) e quindi unico. Qui, l’elemento principale sono appunto i datteri. Non so se avete mai assaggiato un dattero arabo ma sono decisamente un’esperienza: grossi come palmi di mano e dolci e burrosi come caramello. Ecco, qui li hanno presi e coperti di velluto, impreziositi di spezie, miele ed oud. E’ un profumo opulento, da regina, perché ogni tanto autoincensarsi è un diritto sacrosanto.

 

Chicago High

Vilhelm Parfumerie

Ragazzi, oggi va così. Se penso a feste e glamour mi parte la vecchia Hollywood, è più forte di me. Con lui poi comunque non poteva andare altrimenti, nemmeno in un’altra situazione. E’ nel nome, è nelle sue atmosfere. E’ il fumo di uno speakeasy con gangsters nell’ombra e ballerine di burlesque che tengono calici in equilibrio sul reggiseno. C’è ancora champagne ma anche tabacco, cuoio, miele, ed un’ambra così piena da sembrare oud. Ed eccovi puntualmente la mia reference hollywoodiana: Cyd Charisse in questo frammento di “The Band Wagon”, nel suo passaggio da modesto soprabito verde bosco ad abito rosso scintillante e guanti al gomito (a 1.01) . Che roba, eh? Lo so. Lo indossate e senza capire perché iniziate a parlare come Fred Buscaglione. That’s showbiz baby!

 

Baklava

Perlascent Parfums

Mmm. Non credo che la baklava sia particolarmente invernale ma questo profumo lo è. Deliziosamente. Mi fa ridere leggere la piramide perché tra muschio, pistacchi, ciliegie e mandorle si legge proprio: baklava. Ah, se lo dite voi. Tutto il resto c’è davvero però. E’ un miele caldo colato su pistacchi tostati e mandorle scure e croccanti, scorza d’arancia profumatissima ed un cuore di patchuoli alla vaniglia così commestibile (sì, il patchioli) da sembrare…appiccicoso. La base, a sorpresa, si tramuta in un muschio cremoso ed elegantissimo. La frutta secca gli da’ quel che di nocciolato che lo rende caldo, invernale e rassicurante, come l’effluvio di noccioline caramellate che emanano gli stand agli angoli di Manhattan a dicembre. In inglese c’è una parola che raggruppa questo profumo (che venga da mandorle o noci di macadamia non importa) ed è “nutty”. Significa anche pazzerello, come questo piccola meraviglia.