Eccoci arrivati al settimo capitolo sulle basi, quarto sulle note: il gelsomino, questo delizioso, piccolo furbetto di un fiorellino bianco di cui esistono oltre 200 specie diverse, originario tra India e Cina e ora coltivato per la profumeria più comunemente tra Grasse ed il Marocco, secondo per popolarità, tra i fiori, solo alla rosa. Se c’è un fiore con cui mi piace rompere repentinamente con il flow invernale di ambrati, balsamici e gourmandoni pieni, quello è il gelsomino.  Non che si presti a fare da ponte da clima caldo a clima tiepido con delicatezza, tutt’altro. E’ un colpo di primavera improvviso, perentorio e senza via di uscita e mi piace per questo, come una sorta di metafora. Quando arriva il freddo, per quanto i profumi invernali siano in realtà i miei preferiti, mi devo abituare. E’ come se non mi rassegnassi fino alla fine, vado per gradi riscaldandomi man mano come si fa al mare quando si entra nell’acqua fredda dicendosi a vicenda” bagnati prima la pancia”. Ma al primo timido raggio di sole bam, eccomi pronta con una sferzata (letterale) di ottimismo al gelsomino. E’ come tirare subito fuori i vestitini, ma senza il rischio di una bronchite.

Buona Primavera, è solo l’inizio!

 

 

Madagascar Jasmine 

Grandiflora

 

Dovendo scegliere, il gelsomino lo preferisco quasi soliflore (singola nota floreale). Di solito quando è così, a seconda del tipo di gelsomino, quantità e lavorazione (naturale o più comunemente artificiale), ne escono due risultati:  uno è luminoso, arioso, verde ed innocente; l’altro è carnale, bagnato, quasi sessuale, in gergo indolico, termine che proverò a spiegare più approfonditamente tra poco. Perché qui, in uno dei miei gelsomini della vita se non il (lo so! Parole forti), si tratta del primo caso. Quando nella premessa parlavo del “colpo di primavera improvviso”, avevo in testa lui. Uno dei miei ricordi olfattivi più potenti riguarda però il falso gelsomino. Avete presente quello che ricopre le inferriate milanesi a maggio? Ecco. Da piccola mia nonna ne comprò due piante e le chiamo Maria e Margherita, come me e mia sorella. Mi piaceva immergerci la faccia  e staccarne delicatamente i fiori bianchi per…succhiarne il liquido dolciastro. La differenza tra i finti ed i veri gelsomini è questa: la dolcezza. Non una dolcezza artificiale e commestibile ma erbacea, naturale e immersiva come una parete di finti gelsomini appunto. So che dovrebbe essere quello del Madagascar e lo è, ma la sua impercettibile dolcezza per me sarà sempre associata a questo ricordo: la faccia nel verde, con un sorriso beota. Primavera.

 

Jasmin De Pays

Perris Monte Carlo

Dicevo. Mi piacciono i gelsomini quasi soliflore. La prima versione, quella verde e naive, l’abbiamo affrontata. Ora parliamo dell’altro tipo, quello con connotazione Indolica. E’ un termine che, a seconda di con chi parli, fa inorridire o andare in fibrillazione.In parole povere (non per essere accondiscendente ma perché altre non ne ho, avendo avuto debito in chimica fino alla fine) si tratta di una componente presente spesso nei fiori bianchi ed in particolare nel gelsomino e nella tuberosa che puo’ arrivare ad essere così carnale e “selvaggia” da confondere i nostri sensi in modo bizzarro, attivando sia l’area della gradevolezza che quella del…disgusto. Io ovviamente, come per ogni meravigliosa bestia selvaggia, la amo, rispetto e temo. Jasmin De Pays non solo gioca sul filo del rasoio, la padroneggia. E’ un assalto ai sensi inebriante e meraviglioso. Quando dico che è per coraggiosi non intendo il coraggio di bassa lega di un gesto fatto per far colpo, per impressionare, quanto piuttosto il coraggio nobile di non stemperare per likeability qualcosa di così bello, puro e violentemente elegante.

 

Jasmine Rouge

Tom Ford

Parlando di una nota così usata e da così tanto tempo (“non esistono profumi senza gelsomino” è persino un vecchio detto) sarebbe stato relativamente facile scegliere sette profumi iconici e chiuderla lì. Così, però, non ci sarebbe stato modo di dare spazio alle creazioni più moderne e diversificate. Mi sono dunque imposta di sceglierne uno. tra i più famosi In lizza avevo: Joy di Patou, vero e proprio mostro sacro, gelsomino e rosa in una francesissima composizione di pura…sciurità in bottiglia; A La Nuit di Serge Lutens, il mio preferito della lista, gelsomino soliflore per eccellenza con un twist di miele, a cui ho fatto gentilmente cedere il posto solo perché ora purtroppo viene venduto esclusivamente nella boutique parigina; Chanel N.5, in particolare l’estratto, iconico tra gli iconici nonché straordinaria esperienza olfattiva da fare almeno una volta nella vita, a cui dedicherò un capitolo tutto suo in futuro. Ed infine lui: Jasmine Rouge di Tom Ford. Magari meno sacro di Joy, più sguaiato di A La Nuit, ma assolutamente signature-worthy. Lontano dal soliflore ma ancora percepibile, si tratta di un gelsomino notturno in tutti i sensi. Così morbido e sontuoso da sembrare tuberosa, si mescola cremoso e caldo a spezie e ylang ylang con una base di vaniglia smoky ed ambra. Il più seducente tra tutti, il suo posto nell’olimpo se lo merita proprio.

 

Olene

Diptyque 

Dopo aver parlato di primavera da celebrare non potevo non inserire questa deliziosa eau de toilette dedicata alla dea romana della fioritura, Flora. Ispirato ai giardini segreti di Venezia, i fiori in prevalenza bianchi che lo compongono si infilano davanti al naso dall’apertura alla fine quasi letteralmente come una un tunnel floreale che ti si para davanti una volta girata la chiave di una vecchia porticina di qualche vicolo a bordo acqua. Prima un narciso inaspettato, verde e fresco come una brezza, poi la dolcezza pulita del caprifoglio (fiorellini bianco rosa dalla fragranza sublime e dal nome inglese molto più suggestivo: honeysuckle), ed infine il cuore di gelsomino bianco e zuppo di rugiada, saggiamente sedato da una piccola tenda di glicine, che, onestamente, noti solo se sai che c’è -ma va bene così. Nonostante sia da molti ritenuto intenso, io trovo che, tra quelli in lista, sia quello più vicino al profumo di fiori pastello nell’aria, il più etereo, ma a suo modo anche furbetto. Sicuramente lo farò finire in qualche lista di profumi da fatina. 

 

Lust

Lush

 

E’ vero che Olene è un profumo da fatina, ma a suo modo lo è anche lui. Son due tipologie di fata però: il primo è più da fiaba, illustrazioni iridescenti e orchestre Disney. Lust invece è quello slogan che si vedeva su certe magliette cheesy qualche anno fa: “she bangs like a fairy on acid”.  Non ricordo purtroppo da chi ho letto quello che sto per scrivere, quindi citerò senza fonte per non prenderne merito: questo gelsomino è “dumb pretty”. Stupidamente carino. Così carino che ti instupidisci. Cheap&chic, nel miglior modo possibile. Esplosivo, ma pitturato di rosa shocking. Un gelsomino così maturo da risultare quasi saccarifero, il che significa per alcuni disgustosamente dolce, per altri…il giusto. Incrostato di zucchero, appiccicoso, narcotico, tinge persino i vestiti se non stai attento.  Molti lo danno come possibile dupe di Jasmine Rouge, ma non sono d’accordo. E’ il suo figlio adolescente. Se JR è sexy, Lust è direttamente horny. Una vera gemma assolutamente fedele al suo nome. 

 

Jasmine Et Cigarettes

Etat Libre d’Orange

 

Come già accennavo qui, quando faccio queste liste devo ogni volta decidere: voglio inserire sette dei miei profumi preferiti con quella nota oppure voglio parlare di sette fragranze diverse per far capire di cosa è capace la materia di cui sto parlando? Non ho una regola, vado un po’ a sentimento. In questo caso ho fatto un mix. Jasmine et Cigarettes è uno dei gelsomini con lo storytelling più vivido che io abbia mai annusato, ed è anche per questo tra i miei preferiti. Questo, ed il fatto che abbia un che di..volgare. Parlo spesso di eleganza, mi son resa conto. E’, in realtà, un termine che uso più per delineare un’immagine che per altro e poi si, certo, ha una connotazione sicuramente bella, positiva, a chi non piace, etc etc. Ma la volgarità ah, della volgarità proprio ne subisco il fascino. Uso “subisco” nel significato più remissivo, passivo del termine, come un’ipnosi. C’è qualcosa di deliberato, naturale e ribelle, nella volgarità, che non smetterà mai di farmi innamorare, di attirarmi. La storia del profumo in questione in realtà è semplice: una fragranza al gelsomino addosso ad una donna con una sigaretta tra le dita, in una foto in bianco e nero. Gelsomino dolciastro ed in un certo senso mentolato (mi piace pensare che nella scena ci sia anche una mentina da dopo sigaretta) ed un tabacco leggero e sporco che ricorda più una mucchietto di cenere. Il tutto un po’ retro. Quello su cui non sono d’accordo è chi è la donna in questione: secondo loro si tratta di una Marlene Dietrich o una Greta Garbo, meravigliose personalità che però rappresentano una femminilità algida, sofisticata. Secondo me, invece, è più un personaggio uscito da un film di John Waters, uno dei miei registi preferiti. O forse perché no, proprio lui.

 

Jazmin Yucatan

D.S & Durga

Seguendo la strada dei sette gelsomini diversi, per provare a raccontarne le sfaccettature, ecco uno dei miei grandi amori più recenti. Un fiore bianco decisamente inconsueto, modernissimo, abbinato a Passiflora, bergamotto e “snake plant”, sansevieria. Caraibico, bagnato, magico e musicale. Purtroppo non ho in mente il profumo naturale della passiflora, questo incantevole fiore della pianta del frutto della passione, ma annusarlo mi fa immaginare fiori alieni che si aprono piano a pelo d’acqua, quasi carnivori, mangrovie umide in ombra e olio secco sulla pelle. Il gelsomino in questione è appunto quasi oleoso, e per qualche motivo mi fa pensare a come starà bene addosso quando farà caldo, quasi afa. Sensualità sulla pelle leggermente sudata. Ho un po’ barato perché lui più che alla primavera fa direttamente pensare ad agosto, acqua cristallina, coloratissimi bikini microscopici (no time to self judge, siamo reduci di due diamine di anni di pandemia ragazzi ) e tequila. Ma l’ho detto, con il caldo mi piace muovermi repentina.