Esxence 2023: 50%Comic Con 50% Fashion Week.
Per prima cosa, scusate l’assenza.
So che prendermi una pausa proprio nel momento più fiorente dell’anno per la profumeria artistica e un po’ per il mio progetto non è stato l’ideale dal punto di vista strategico, ma il mio cervello -o per meglio dire, la mia pancia- ha deciso per me. Non era in piano, un buon 80% di questo articolo era già qui sotto, pronto da un mese. Ma è andata così.
Per seconda cosa: Grazie, grazie davvero di cuore agli organizzatori (e soprattutto ici! Un team tutto al femminile meraviglioso) di Esxcence e a tutte le persone venute per i tour. A chi è tornat* per un bis (e tris!) dai tour scorsi, a chi si è preso un treno e a chi mi ha aspettato per mezz’ora mentre incitavo il tassista a mettere sotto i maratoneti (spero di essermi fatta perdonare abbastanza). Ad ogni appuntamento aggiusto un po’ il tiro e ne esco sempre più ispirata. E grazie per i tip preziosi! Ho una lista lunga così di nuove chicche da annusare. Giusi, se mi leggi, come al solito you’re a real one!
Se siete appassionati come me, e probabilmente se siete su questo sito lo siete eccome, Esxence è una via di mezzo tra il Luccacomics ed una fashion week. Ci sono gli esaltati, i marchi che ti sei segnato da annusare da mesi con tanto di nasi a cui se vuoi puoi pure portare qualcosa da far autografare, realtà secolari e innovative convivono fianco a fianco così come la perenne faida tra buyer e critici d’antan versus la nuova leva di content creator, e ladidì ladidà. E’ rintronante, stimolante, divertente e sì, stancante, ora che ci ho fatto dentro il battesimo del fuoco dei quattro giorni lo posso ammettere. Ci si perde, letteralmente – ho letto tante recensioni “think pieces”, opinioni contrastanti e credo di aver trovato uno spunto interessante quasi in tutte. Come si (ri?) definirà il limite tra profumeria artistica e commerciale ora che anche i marchi più di nicchia han mangiato la foglia e vogliono prima di tutto piacere al grande pubblico? Non è un controsenso? Dai controsensi però possono nascere le cose più nuove, divertenti. Il tempo scremerà i paraculi (o li premierà e incenserà, perché la vita è ingiusta è vero ma pazienza). Si sta creando davvero così tanta disinformazione per “colpa” degli influencer? Forse in parte, ma io credo sia colpa di un sistema, quello dei social, che premia l’opinione più a caldo, più veloce ed il pensiero più corto e masticabile, argomento che sicuramente approfondiremo. Detto questo, è successa la stessa cosa con la moda eppure mica han fatto estinguere critici ed appassionati. Non ho mai sposato la filosofia del mors tua vita mea, that’s scarcity mentality, direbbe la mia Life coach (sì, non giudicate).
Io credo che quando fai qualcosa con e per passione, quando insegui una vocazione e quando sei realmente ispirato e fai il “tuo”…si vede. Nell’arte, nel cinema, nella musica, nella gastronomia! Nella moda! nell…influencing? E ovviamente, perché no, anche nei profumi.
Ecco le mie nuove scoperte, più o meno nuove. Questa volta ho deciso di andare di marchi più che di singoli profumi, per parlare dei loro progetti per intero – dato che fidatevi, ne vale la pena.

Una delle scoperte più interessanti di tutti i 4 giorni, e l’ha fatto totalmente per caso. Sulla via del ritorno dalla fiera continuavano ad arrivarmi folate di delizia da qualche parte intorno a me e non riuscivo a capire da dove: un pezzo di braccio era coperto di tuberosa, un dito agrumato, un gomito all’oud. E poi finalmente: trovato. Stardust Musk di Gabor. La nota che subito mi ha rapito l’ho letta dopo con un “aaah, ecco” liberatorio, ma inizialmente non era chiara ed è proprio questo il suo bello: è, sulla carta, un muschiato che vuole sapere di polvere di stelle, di buono, di un vuoto dolce ma un po’ nebuloso, come si sono immaginati lo spazio. Ve lo dico? Ok, il segreto è il pistacchio, nota che, spoiler, sembra essere diventata parte di un nuovo trend. Ma lui è pre- Ds&Durga, ed il pistacchio quasi lo nasconde, dosato magistralmente ed abbinato a un tabacco morbido quasi impercettibile, pronto a dissolversi in una nuvola gonfia di orris elegante. Il risultato è un muschio tiepido e nutty sì, ma non per forza immediatamente leggibile come un gourmand, e nemmeno dopo. Unico, musky con twist, variante pistacchio. Signature Worthy. Il giorno dopo ho provato il discovery set. Per ora siccome ho già scritto troppo, mi limiterò a dire che questa non è sicuramente l’ultima volta che me ne sentirete parlare. Che chicca!

Sora Dora l’ho scoperto per gradi, innamorandomi ad ogni volta sempre di più, un gradino più sù. Un duo che sembra uscito dal Berghain di Berlino, un progetto iper personalizzato, una sfilza di profumi uno più azzeccato dell’altro. Il primo è stato Mandorle, di cui ho ordinato il sample “per sbaglio”, convinta di aver trovato un gourmandino leggero da mettere in questa lista. Mi sono trovata invece tra le mani la perfetta mandorla smoky da booty call, e lì mi è partito immediatamente l’hyperfocus: dovevo scoprire tutto di questo marchio. L’esplorazione è stata breve: la più grande spacciatrice di profumi sexy sulla scena aka Demi Rawling non solo ne aveva appena parlato ma menzionava anche un altro profumo, Orchidee Rouge: inutile dire che è diventata una delle mie nuove vaniglia preferite. Forse mi piace ancora più del primo. Un abito che ti fascia nei punti giusti versione profumo alla vaniglia. Caramello afrodisiaco. Così quando da Excence ho scoperto che anche una delle loro nuove uscite preferite, Jany, era un gourmand, ho ovviamente esultato e ho fatto bene: Tarte tatin! Uno dei miei dolci preferiti, qui bollente e liquorosa. Potrei aver detto ad uno dei founder “wow you know how to make things sssexy!” E lui potrebbe avermi risposto “thanks, it’s actually inspired by my granma” ma son dettagli. La nonna ne sa!
P.S
Ad onor del vero, ‘che ormai so che ai brand non piace quando gli creo la nomea dei gourmandari: non fanno assolutamente solo questo, sono molto più cool di così, ma ci torneremo il prima possibile perchè ho ancora tanto da dire, tranquilli. Sul loro sito e su JovoyParis hanno i campioncini e fidatevi! ne vale la pena.

Non mi considero una persona testarda e come concetto mi piace l’idea di poter trovare qualcosa di buono in tutto ma di indole, a pensarci, se decido che una vibe è off è difficile schiodarmi. Con Fugazzi lo ammetto, le vibe le sentivo off. Mi sembrava un progetto fin troppo ben pensato, a livello di marketing (art direction e comunicazione sul pezzo? nella nicchia? ma che mi dici…) il che non mi faceva presagire granchè a livello di sostanza e bho, ragazzi, si puo’ dire? Mi puzzava di presa per il culo. Il primo Fugazzi che ho annusato è stato “Sugardaddy”, a cui solo per il nome ho dato tutta la responsabilità di sfatare o confermare i miei malfidenti pregiudizi: ho ordinato un sample e l’ho…detestato. Non l’ho trovato cattivo, molto peggio: generico. Flashforward ad Esxence ed eccomi qui, pagliaccia tra le pagliacce, che mi appropinquo allo stesso profumo per farlo annusare ad amici con aria tracotante: lo annuso, lo annusano, ci guardiamo in silenzio, riannusiamo. Ma sai che..? potrei amare? Lo definirò così: la ragazza che nel 2003 indossava Acquolina ora si è aperta un Onlyfans e si comprata una Lamborghini color pesca. Zuccherato moderno, divertente, flirty. Ma non è l’unico a (ri) conquistarmi; tra i tanti (Angel dust, In Love With The Cocos, Thirsty che ho già fatto comprare ad un amico, Workhaolic) forse il mio preferito è il nuovo arrivato: Nocologne, la colonia che non ha voglia di farsi chiamare colonia. L’ho amato perchè è strafottente, dolce e fruttato come nessun gentleman spaventato dai ruoli di genere si sognerebbe di indossare (gli uomini, appunto, da colonia) ma proprio per questo perfetto su un irresistibile…fuckboy. Di quelli furbi, che han capito che mettere da parte le lotte da maschio alpha fa cuccare molto di più. Red flag! Ci caschiamo tutt*….li amo.

Quando pian piano inizi ad essere, come si dice in inglese, in too deep nei profumi, inizi non solo a riconoscere le note ma a farti affascinare su come vengono usate, modulate, il loro “senso”, un po’ come quando ti chiedi il motivo dell’uso di un determinato colore in un quadro o strumento in un arrangiamento musicale. Nel meraviglioso caso di questo nuovo rebranding di Lucien Ferrero in collaborazione con Ellena (ovvero due nasi che, ci raccontavano, vengono chiamati gli “acquarellisti” della profumeria, termine che ho trovato perfetto come raramente altre volte), la folgorazione l’ho avuta con C’est Rebelle. L’emozione si trova proprio nell’accordo iniziale: zenzero blu. Se siete familiari con lo zenzero usato come nota saprete che più che quello che compri da grattugiare nelle ricette somiglia a qualcosa di erbaceo ed un filo agrumato, secco, da tisana. Qui invece si tratta proprio del primo caso, praticamente bagnato, fresco, tagliato con un coltello ed accompagnato ad arancia e cannella. Lo speziato così incisivo è un gioco iniziale che pian piano si arrotonda grazie al patchouli di base ma caldo non diventa mai. Una rivisitazione dei “bei profumi del passato” (ricorda qualcosa?) che da loro stessi viene definita come il contrario della nostalgia. Le poesie non passeranno mai di moda, per fortuna.

Di Gritti qui ho già parlato una volta (Duchessa è una delle mie ciliegie preferite al mondo) ma volevo farlo per bene, spiegare perchè li amo così tanto. Una cosa che ho notato durante questa edizione di Esxcence e che penso (temo) aumenterà con il tempo, è la quantità di brand che per fare notizia potevi assistere nell’atto di complicate acrobazie metaforiche, tra descrizioni inutilmente complesse, note bizzarre per amore di bizzarria, drammi e trucchi circensi di sorta. E’ capibile, la fiera diventa sempre più grande e se non sei già affermato è difficile farsi notare. Ecco, di tutto ciò Gritti non ne ha bisogno. Non la menerò per le lunghe qui: per me è diventato sinonimo di qualità italiana. Profumi ben fatti, eleganti….buoni, diamine! Un marchio che consiglio quando si, si vuole provare sulla pelle la bellezza della profumeria artistica ok ma fondamentalmente….trovare qualcosa di proprio piacevole, da godersi. La loro ultima uscita, Gossip Night – un gourmandino pesca e panna perfetto per questo clima – ne è la prova perfetta. Ma anche Tutù, Acqua Incanta, Rialto…
(a Milano si trovano da Mazzolari)

E’ difficile dire di aver “scoperto” un brand come Oman Luxury, perchè a guardare come si sono organizzati era davvero difficile non notarli. Originari dell’Oman, hanno saggiamente deciso di appaiare la materia prima finissima proveniente dal loro paese con i migliori nasi sul mercato, da Ropion a Pellegrin passando per Marie Salamagne, creatrice del profumo di cui ho scelto di parlare per primo, qui. Il tratto distintivo del brand credo sia lo stile ricco, denso e ricercato delle loro fragranze di punta come Oud Aquilaria, un oud speziato, serale e raffinatissimo firmato da Ropion, o Royal Incense,meraviglioso incenso al miele creato da Philippine Curtiere di cui sicuramente torneremo a parlare. Ma questa, come dicevamo, è una lista personale e quindi, dovendo nominare un preferito: Belfiore. Non so quanto fosse tra gli obiettivi di quando è stato creato ma per me questa deliziosa, luminosissima combinazione di albicocca, carota, osmanto e gardenia sa esattamente della sensazione delle prime giornate soleggiate di primavera in città. Aria dolce che sembra tiepida e fresca allo stesso tempo, un dolce far niente primaverile con una base di cuoio e cera d’api.

Ho sempre un po’ temuto Sorcinelli. Nella mia testa faceva parte di quello zoccolo duro di nicchia inespugniabile, deliberatamente intellettuale, l’opposto della mia indole people pleasing e, diciamocelo, un po’ pop. Ma spesso, come diceva la mia relatrice dello Ied (che ossimoro -giuro, c’era), le ispirazioni migliori vengono dai territori meno familiari. E ho scoperto che dietro la sua intellettualità c’è una ricerca radicale di senso proprio, individualità, che è quello che lo differenzia da tutti gli altri “famolo strano” (ogni riferimento è non proprio casuale, diciamolo). Quindi sì, solo lui poteva fare Haec Dies: un profumo ispirato alla resurrezione di Cristo con tanto di pietra del sepolcro come tappo senza perdere credibilità. Ci credi, è suo, è reale. Ottimo Conversation starter da indossare ad una cena tra amici (ok, forse dipende dagli amici). Ma soprattutto…è buono! Aloe e Mirra, come gli oli aromatici usati per ungere il corpo di Gesù, e poi cedro, patchouli, pesca e ed una base vanigliata. Un profumo dolce quindi, arrivato proprio dalla casa famosa per i suoi incensi…e profumi ispirati al mondo clubbing con flaconi a forma di Popper. Ah, quanto amo la profumeria artistica.
Look at us, who would have thought! direbbe Paul Rudd.
Bonus:
6+2
Dott’o

Questo profumo, come il nome, la boccetta (qui non rende) come forse l’intero concetto della linea per me…rimane un mistero.
Quindi ho deciso di usarlo un po’ come bonus qui, un +1. Non ho ancora annusato bene l’intero brand ma non potevo non nominarlo. L’ho scoperto grazie ad un meraviglioso regalo da parte di Tiziana Terenzi, sepolto in quella che praticamente era una borsa da palestra carica di ogni ben di Dio da scoprire (cosa a cui non mi abituerò mai) tra amori noti e meno ho trovato una scatola con dentro…lui. Tutto di questo profumo è criptico, dal nome al flacone (quasi un ordigno rompicapo uscito da Knives out), a quanto pare ispirati alla numerologia, fino alla piramide. Una (l’unica) review su fragrantica ha detto bene: sembra creata al contrario. Parte con un incenso scuro, secco, drammatico, e pian piano si…scioglie? Wow. Non lo so spiegare a livello di note, sono calibrate in un modo tutto loro: l’olio di nagarmotha, di solito balsamico, qui è addolcito dal caramello ma non immaginatevi un gourmand – addosso è una sorta di crema pepata di oud invitantissimo, e la realtà ho iniziato a provarlo per curiosità e non ho smesso di indossarlo nonostante le belle giornate intimassero qualcosa di più fresco, solo per me, solo per il puro piacere di sentirlo cambiare sulla pelle. E’ un po’ come quella cotta per il comico non canonicamente attraente ma magnetico, o l’amico di cui ti innamori pian piano. Che succede? Non riesco a farne a meno. Questa è la magia del profumo che più amo.