Need some Rizz…?
Ah, il rizz. Amiche social media manager, vi sono vicina.
Devo dire che tra tutti i termini coniati dal web ogni mese (ogni settimana, ogni giorno) questo è uno dei più divertenti. Avere rizz, nel 2023, significa avere charme. Non stiamo ovviamente parlando del tipo di persona che ti abborda al bar appoggiando il gomito al bancone e dicendoti suadente “ti sei fatta male, cadendo dal cielo?” (Anche se forse con la giusta ironia su di me avrebbe funzionato), o almeno non solo.
Puoi dire la cosa giusta, fare la mossa giusta indossare la cosa giusta ma se si vede che l’hai studiata troppo ecco che perde il suo fascino. Penso che sia una cosa applicabile a qualsiasi azione si può fare con uno stile, dal vestirsi, al ballare, al guidare fino al cucinare.
Chi non mostra lo sforzo ha la chiave (che fatica). Il sunto, attenzione, non credo stia tanto nel perfezionarsi fino a sembrare naturali secondo me – ma semplicemente, banalmente, nell’esserlo. Nel non continuare a cercare di essere “altro”.
Sia chiaro, questo non vuole essere una lista di “panty droppers” (chi è familiare con YouTube saprà di cosa parlo): i profumi sono un modo per incanalare energie e tratti della personalità che abbiamo già dentro, che magari ci sentiamo un po’ insicuri a rappresentare senza aiuto.
Se entro in un posto o vado ad un appuntamento o ad un evento che mi mette in soggezione o imbarazza un po’, sapere che profumo da Dio per me è un grosso assist.
E con questi, credetemi, profumerete divinamente. Me la sento arrogante? Sì. È parte del mio rizz! (l’ho usato giusto?)
Un Bois
Obvious

Potrei aver fatto un errore. In buona fede. Potrei aver citato questo profumo in uno dei miei primissimi articoli dichiarandolo “impercettibilmente” sexy e quindi office safe. Spero di non aver causato problemi e sguardino di troppo a chi mi ha ascoltata e l’ha provato davvero in ufficio perchè, dopo averlo sentito e risentito ma soprattutto dopo averlo annusato su energia maschile, mi sono dovuta decisamente ricredere: “impercettibilmente” un par di palle.
Sì, è un legnoso minimale quasi trasparente e sì, è di base un profumo molto semplice, la sua eleganza forse sta anche lì alla fine ma…santo cielo. E’ davvero, davvero attraente.
Come al solito, blame the ambroxan: l’effetto erba gatta è sempre dietro l’angolo, chiedete pure a This is Not a Perfume. O Baccarat.
Montabaco Verano
Ormonde Jayne

Nell’introduzione abbiamo parlato di effortless, senza sforzo. Bene. Non ridete ma questo profumo, su energia maschile, per me è l’equivalente di Keanu Reeves. Pensateci. Naturalmente elegante, magnetico seppur discreto, non è mai fuori luogo. Mi verrebbe da definirlo come galante in modo disinteressato, che penso sia la cosa più attraente che ci sia.
Se pensate che non si possa dire una cosa del genere su un profumo, vi sbagliate. La maggior parte dei profumi popolari maschili (anche e soprattutto nella nicchia, looking at you Aventus) sono…arroganti. Cocky. Sanno l’effetto che fanno e li compri anche per questo. Li amo eh, ce ne sono pure un paio in questa lista, io il fascino del casanova lo subisco, sono bilancia e sto con un bilancia dopotutto – siam profumaie prima di tutto.
Questo però è un fascino diverso. Pompelmo dolce in apertura che da’ quasi subito spazio al cashmeran a cui poi si aggiunge questa splendida nota quasi secca, raffinatissima, di tabacco biondo/suede. Qualcuno, purtroppo non ricordo chi, l’ha definito di una bellezza matematica. Mi son trovata d’accordo persino io che uso ancora le dita per contare.
Zero
Comme des Garçons

Eccolo qui, il primo cocky motherfucker. Una precisazione, però: nella descrizione di prima parlavo di profumi “pavoni”, che per impressionare sfoderano meravigliosi giochi complessi. Ecco, Zero è uno di quelli che sa fare la verticale al secondo tentativo. Se devo essere sincera la nuvola di marketing che gli hanno creato intorno è stata la cosa che mi ha impressionato meno – anzi a dirla tutta mi ha quasi dissuaso dal provarlo. Ecologico (vuol dire tutto e nulla ma good for them), minimale (idem), viene spacciato come l’anti-profumo, il nulla. Carino, ma pur sempre un concetto che han provato a imbottigliare in mille prima di lui, chi con successo e chi meno (conosciamo tutti Not a Perfume ma la mia ultima scoperta preferita è Air di Kenzo, profumo ormai discontinuato dei primi 2000 con il flacone a forma di fetta di…aria) e insomma, tutto questo per dire: il concetto è quello di Un Bois (anche lui ecologico) solo con molta più fanfara intorno. Fortuna che è buono. Molto. E ha stile. Anche le note sono un po’ pretentious, eppure funzionano: Bergamotto, legno di cedro, vetiver, e poi quella che potremmo definire una rosa molecolare praticamente invisibile e…una nota di vernice, che quasi lo lacca. Il risultato è un legnoso leggero, moderno, minerale, vicino alla pelle e pulito. Un bel bono che vuol fare l’intellettuale. Glielo lasciamo fare con molto piacere.
L’Immensitè
Louis Vuitton

Era da un po’ che non citavo il “Oh Mio Dio” della lista, vero? Bene, qua non potevo non farlo.
Premessa: se siete già acclimatati nella rete profonda della profumeria artistica, non vi sto assolutamente dicendo nulla di nuovo. L’Immensitè è una creazione che, con mia grande sorpresa, divide molto, sul web: o lo trovi buono o lo trovi un po’ troppo buono. Disonestamente buono. Sì, è un profumo con cui si vince facile. Non punta ad essere innovativo ma a conquistare: un frescone frizzante-ambroxanico (che tradotto significa: attraente) che da’ proprio soddisfazione. Versatilissimo, con un sillage pazzesco, secondo me portabile tranquillamente tutto l’anno. Brutto, eh? C’è chi pensa che non ci sia gusto a conquistare senza faticare, io questa filosofia non l’ho mai capita. Ecco quindi il suo modo di essere effortless: in alcuni casi è il modo di fare, in altri l’ironia, qua si tratta proprio di una bellezza sfrontata, di un sorriso bianco, aperto e disarmante. Avete presente quelle ragazze che guardano Gigi Hadid e dicono “si, di una bellezza abbagliante ma forse troppo perfetta per me…” ecco, questo è il massimo del dis-complimento che potreste ricevere indossandolo. Ce ne faremo una ragione.
DesirToxic
M.Micallef

Questa, come mi pare di aver già ribadito più volte, non è una lista di profumi da capire, celebrali, ma questo non significa che siano stupidi, di qualità minore o meno interessanti. Semplicemente io penso sempre che ci sia un momento per tutto: le mie persone preferite son quelle con cui posso parlare per ore di neopsichedelia ma con cui posso anche cantare il ritornello di Karma di Taylor Swift in macchina; scambiarci liste di Mubi e tiktok sulla Marvel, mangiare stellato come street food seduti su sgabelli di plastica (a chi pone ora dubbi sul dislivello di qualità di questo paragone segnalo i libri di Bourdain). Nessuna di queste cose è migliore o peggiore dell’altra, semplicemente il mezzo è lo stesso, i fini son diversi. Benissimo ragazz*: DesirToxic, capirete dal nome, è fatto per conquistare. Con quello che definirei decisamente “commercial appeal” si tratta di uno speziato aromatico moderno e urlato con una bellissima apertura di cardamomo fruttato, croccante, e quello che io sento come un sottofondo incensato un po’ da badboy(™) ma che in realtà all’interno ha persino la foglia di cannabis che si presta benissimo a fare da Cavallo di Troia verso la nicchia per amici e partner di sorta che si sentono sopraffatti dalla scelta. E’ solo l’inizio, ma che inizio di classe….
Genetic Bliss
28 87

Lo ammetto subito. Per anni mi sono rifiutata di approfondire questo brand per un semplice fattore..diciamo estetico. Ma chi diamine chiama un suo profumo “#hashtag”? No, mi dispiace, mi rifiuto. In cuor mio, anche contenendo nettare divino, non potevo consigliare a nessuno di mettersi addosso un profumo con questo nome (magari una lista di profumi buoni con nomi brutti? Non male…ne avrei a palate).
Come dico sempre, un profumo per me non è solo il succo, ma tutta una serie di simboli. Detto questo, nemmeno “Genetic Bliss” mi faceva troppo impazzire come nome, ma devo dire che in questa lista calza alla perfezione. Benedizione genetica, la fortuna di nascere belli. O talentuosi, o estroversi, magnetici. A pensarci, un po’ il senso dell’effetto placebo della fortuna liquida di Harry Potter: se lo senti, lo sei. E quindi, è all’altezza di questo nome?
Vediamo. Bhe, secondo me in un certo senso…sì? Si tratta di un profumo che si muove quasi come un molecolare, con al centro akigalawood (nota sintetica legnosa fredda che fa da cuore a tanti profumi che trovo irresistibili, The Hedonist per primo), sandalo e muschio. Nella mia testa è la perfetta controparte energia maschile con twist sexy di You di Glossier, per capirci. E’ un profumo che c’è e non c’è, ed il nome a questo punto lo capisci. Liquid luck!
Masculin Pluriel
Maison Francis Kurkdjian

Pensavo che il meglio del suo dna, del suo stile, MFK l’avesse espresso con la collezione Aqua Universalis e da lì non mi schiodavo. Ovviamente mi sbagliavo. Ma non c’è niente di più dopaminico, delizioso, dello scoprire improvvisamente qualcosa che ti è stato sotto il naso tutto questo tempo e che improvvisamente da’ nuova linfa e stimoli su un territorio che pensavi di aver esplorato.
Questo è il perfetto moderno fougerè (parola che uso poco per antipatia ma che significa “felce”, nome della famiglia di note emblema della profumeria classica maschile con alla base accordi di lavanda ed erbe aromatiche – sì, non proprio immediati questi francesi) a’la Kurkdjian: liscio e luminoso come una camicia di seta color perla in una foto di Helmut Newton. Classicissimo sì, ma non per questo innocente.
Meraviglioso.
Tony Iommi
Xerjoff

Ed eccomi qui, a barare di nuovo.
Bbe dai, sì e no.
Il macro tema di questa lista era il rizz, certo, ma quello micro, quello che mi do per trovare un fil rouge che unisca i vari profumi di cui parlo di solito, era la trasparenza. Profumi freschi, aloni di allure agrumati, minerali o legnosi, qualcosa che facesse notare a prescindere chi li porta, senza sforzo. Bhe, non rientra per niente nelle prime due categorie forse ma è decisamente a capo della terza.
Se avesse avuto una storia diversa, per quanto davvero, davvero incredibile, forse non l’avrei inserito. Ma rum fruttato, cuoio e patchouli caramellati (!) sono decisamente deliziosi ed azzeccati tutto l’anno se sei Tony Iommi dei Black Sabbath. Come questa collaborazione sia nata onestamente me lo chiedo anche io ma non importa. Questo è un profumo SEXY. Il rock è sexy, dai! il concetto forse in questi tristi tempi si è un po’ plastificato, ok, hanno stylist e strategie di marketing ma alle basi del mito c’erano loro: le rockstar. Non è forse questo il nocciolo del concetto? Non ho mai bazzicato troppo l’heavy metal (son più tipa da Prince, diciamo) ma c’è qualcosa di estremamente magnetizzante nei personaggi che lo popolavano: il non bisogno di validazione, il consacrarsi ad uno stile di vita e fondamentalmente il fare quel che volevano. Tempo fa su Netflix c’era un meraviglioso documentario su Lemmy dei Motörhead dove Scott Ian degli Anthrax ad un certo punto racconta di aver chiesto a Lemmy, con un (noiosissimo) tono canzonatorio, perchè si ostinava a portare shorts giro-culo. Era una questione di stile, un qualche messaggio? Lemmy al posto di arrabbiarsi o addirittura picchiarlo come Scott già immaginava, gli risposte facendo spallucce: “che intendi? Sono shorts. sto al fresco”. Ora, ragazzi. That’s rizz.