Vilhelm, per me, rappresenta quello che più amo non solo nella profumeria artistica ma in generale: un continuo equilibrio tra poli opposti, una cosa che contraddice l’altra, poesie con dentro sempre un piccolo twist deliziosamente fuori posto, un tipo di bellezza che non ti aspetti, che ti sveglia, che ti stimola. Jan Vilhelm Ahlgre fondatore del brand (ex modello e stilista) ingaggia Jérôme Epinette come naso, puro progresso, colui che ha fatto diventare Byredo quello che è Byredo, poi però chiede aiuto al leggendario bottle designer Pierre Dinand (un vero e proprio mito vivente) per il design dei flaconi.  L’unione, va da se, è un nuovo classico: il mix organicamente originale che rende un prodotto timeless, quella cosa che quando la insegui sembri sempre un po’ trying too hard, e invece seguendo l’istinto diventa facile.  La proposta di collaborazione a PureShop l’ho fatta io.  Se qualche mio amico mi sta leggendo probabilmente un po’ sorriderà perchè sa quanto queste cose mi rendano impacciata (ci sto lavorando). Ma quando io e Luciana, la proprietaria dello storico negozio pugliese, ci siam sentite e ci siam dette bhe, cosa potremmo fare di bello? mi è uscito prima ancora di pensarci. Vilhelm! parliamo di Vilhelm. Luciana, che è un’entusiasta come me ed è per questo che ci siamo trovate, ha accettato volentieri e mi ha mandato i tester delle mie sette fragranze preferite del brand sia nel formato profumo che body spray, di cui parlerò qui e più in là, il 14 luglio, in live, con lei. E’ una diretta che consiglio di seguire non tanto per me quanto perchè le conversazioni tra appassionati sono quelle più divertenti a cui fare da testimone, e fidatevi che ne avremo da raccontare. E poi bhe perchè, se ci sono dei profumi piacevoli da raccontare e facili da immaginare nella loro complessità…quelli sono i Vilhelm. Qui sotto capirete perchè.

 

Mango Skin


 

Partiamo dal mio primo amore. Mango skin è uno di quei profumi che ti arriva dritto sul muso e o ti senti solleticare il naso divertito o lo storci inorridito. Io son dell’idea che quelli che appartengono alla seconda categoria abbiano il loro bambino interiore un po’ represso, dopo anni di divertimento privato. Cosa c’è da non amare? Succo di mango (quello del brick proprio) reso ancora più squillante dall’arancia fresca, e poi frangipani ed uno ylang ylang così dolce che stavo per scrivere “vaniglia” ad aggiungere morbidezza floreale al fruttato tropicale, quasi come una sorta di Lassi indiano. E’ superficiale e stupidino nel senso più buono e leggero del termine, proprio quello di cui ogni tanto si ha bisogno. 

 

Poets of Berlin

 

Una delle tante cose che amo di Vilhelm è che hanno capito quanto è importante lo storyltelling sia per fare una fragranza che per parlarne. In questo caso, sarò onesta, non l’ho capita. Poco importa dato che è una delle mie fragranze preferite del brand, ma ad ogni modo: Poets Of Berlin si ispira alla Berlino anni 70 di David Bowie. A dire così mi sarei immaginata qualcosa di quasi tatticamente respingente,avant-garde, black&white, che ricordasse la pelle di un trench nero, lo stantio di una stanza creativa (immaginate insomma di avere Iggy Pop come coinquilino…?), sigarette e sudore. Ma non è nulla di tutto cio, è un…plumcake ai mirtilli, con vaniglia nera e scorza di limone. Ma io dico, chissà perchè? Su Puroshop c’è scritto che voleva ricordare il profumo dell’edera fuori dalle caffetterie ed il fumo dei locali di notte (tra l’altro grazie per essere l’unico sito ad aver fatto aknologement della cosa) ed in effetti quella nota verde la senti. Ma per il resto è un dolce-non dolce che forse Bowie si gustava la mattina tornato a casa da un after. Se non glielo avesse mangiato prima Iggy (che scherzi a parte fu cacciato da casa loro proprio perchè rubava il cibo, da vero CDM ). 

 

Dear Polly

 

Lo volete un the, con quel plumcake? eccoci qui. Tra tutti i profumi della linea forse lui è, non dico il più piacione ma senza dubbio il più…facilmente appetibile? Come forse sapete non sono assolutamente per il blind buy solitamente, ma se foste in cerca di un profumo al the nero fresco delizioso ecco, sicuramente non rimarreste deluse. Amic* con fidanzat* sciagiurat*, preparatevi a tirare coppini: Dear Polly è un profumo-omaggio alla moglie del founder, conosciuta in aereo come nelle migliori rom-com. Le note ricreano appunto il the nero con tanto limone che lui le fa ogni mattina quando sono insieme (la loro è nata come una relazione a distanza). E l’ha chiamato Dear Polly, come l’incipit di una lettera. Di più romantico forse c’è solo Jhonny cash che parlando della felicità dice “with her, drinking coffee”…o forse cambia solo la preferenza di bevanda. 

P.S: questo è uno di quei profumi che mi ha dato quasi più soddisfazioni come body spray. 

 

Room Service

Su Room Service ormai non riesco a star zitta da quasi un anno. Sto per ammettere una cosa imbarazzante: vorrei essere una di quelle tipe cool che non si fanno influenzare, che non subiscono il fascino dello star system, ribelli trail blazer – ma la dura, cruda realtà è che ho provato questo profumo dopo averne lette le lodi in un’intervista a….Victoria Beckam. Era forse la mia spice girl preferita? no, quella era baby spice (anche se ero una di quelle bambine che facevano Mel C perchè nessuna voleva farla ) mi piace forse come personaggio? mmm x, ho in mente giusto la foto dove sta al computer con una gamba alzata. Ma il nome del profumo associato alla sua icona nella mia testa è stato già abbastanza per crearmi una storia divertente. E così è stato. Floreale pulitissimo, sofisticato ed un po’ snob. Ha qualcosa di vaporeo che ricorda la sensazione di ordine dopo una doccia in hotel prima di un evento, con ancora il turbante in testa. E occhiali neri, da foto instagram circa 2005. Forse ci avrei messo di più a provarlo ma sicuramente l’avrei amato comunque. Uno profumo signature-worthy persino per me che ne ho 100+.

 

Basilico e Fellini

 

Fino ad ora, ho dovuto resistere dall’iniziare ogni descrizione con: “non lo dico mai, ma questo potrebbe essere un blind buy”. Perchè è così, i freschi di Vilhelm camminano davvero su quella delicata linea tra modernità e piacioneria. La mia zona preferita. Lui è ispirato a Fellini, o meglio dalla quantità di basilico che il regista chiedeva a parte nei ristoranti perchè, a quanto pare, lo considerava afrodisiaco ( se Fellini fosse vissuto ai giorni d’oggi avremmo 100% già un paio di tiktok virali dal titolo “Why we should cancell Fellini” ma non ci pensiamo ). Non aspettatevi un verde da pasta al pomodoro: è basilico sì, ma agrumato e di contorno ad un piatto abbondante e felice di fichi verdi e dolci; è il profumo dell’estate mediterranea, delle cicale, delle limonate fresche bevute ai tavolini della piazzetta , delle stradine liguri ma anche dei ciottoli romani (per assurdo ho pensato al bar del fico a Roma oltre al fico stesso). Fresca nostalgia in bottiglia.

 

Fleur Burlesque

 

uuh, Fleur Burlesque. Arriviamo a quelli un po’ più divisivi. Quando, elencando i miei preferiti, ho chiesto di lui, Luciana mi ha detto ‘sei sicura?” è un profumo “tanto” ‘. E’ vero. Rimanendo sulle metafore di Basilico&Fellini, se fosse una donna sarebbe Anita Ekberg. No, scusate, Anita era una patatona, una buona. Più ribelle, più tagliente, più cattiva nel senso più attraente del termine, manipolatrice nata : Lana Turner. Fleur Burlesque è un camerino di una diva nei sotterranei di un celebre teatro di Broadway inondato di mazzi di fiori bianchi, esagerati, esosi e infiocchettati, rimasto chiuso per tutto lo spettacolo. Sinuoso, erotico, decisamente poco timido, adatto ad una donna* che gioca a fare la sciantosa ma in realtà ha un animo noir. A Lana piacevano i gangster, dopotutto.

 

Chicago High

Se Fleur Burleque è Lana allora Cicago High è Ava Gardner, la sua migliore amica, in un film in costume. Alzo già le mani perchè so cosa staranno per dire i nerd che mi stanno leggendo: “ma Vilhelm ha già dedicato un profumo ad Ava Gardner, è Oud Affair!” Lo so, è splendido, una bellissima combo di vaniglia e tabacco non direi gemella ma sicuramente cugina di qualche grado di Tabacco Vanille di Tom Ford. Amo che sia ispirato alla sua tormentata storia con un torero (no, non sto mettendo insieme articoli di google, per una fase della mia vita sono stata ossessionata dalle vecchia hollywood ) ma ragazzi, qua si parla di vibes. Pizazz! Chicago High è uno speakeasy newyorkese anni 20, musica jazz vissuta come una disubbedienza, nubi di fumo denso e cerchi appiccicosi di drink fruttati appena finiti lasciati sul bancone in legno scuro, champagne a pioggia, nicchie di divanetti in pelle dove loschi figuri (a-ehm, Frank Sinatra?) si accordano su chissà cosa e poi arriva lei: sigaretta con bocchino, stola di pelliccia, quegli zigomi buca schermo ed un taglio di luce tattico sul viso. Ci sono 40 gradi e mi è venuta voglia di guanti di satin al gomito.