Esxcence è una delle fiere di profumeria artistica più importanti d’Europa. Erano due anni che si teneva virtualmente per via del covid e finalmente, lo scorso week end, è tornato in forma fisica qui a Milano. Nasi, brand emergenti e non, retailers, giornalisti e ultimamente anche content creators si riuniscono da tutto il mondo sotto lo stesso gigantesco (quest’anno c’erano più di 280 brand), tetto.  Gli anni scorsi mi imbucavo tramite amici giornalisti (si parla di anni in cui ancora a dire “lavoro con i social” quasi ti toglievano la boccetta di mano rollando gli occhi -non che per alcuni brand la faccenda sia cambiata ndr), quest’anno mi hanno coinvolta per guidare dei tour personalizzati. Life man! Per me è un po’ come il Lucca Comics per un un appassionato di anime. E’ stato bello per una volta, condividere passione ed ammirare cura e talento, conoscere le persone dietro a brand che amo da tanto come Guillaume, Dusita, Room1015, tutti dei cuori, ma anche scoperte (per me) nuove come le bellissime chiacchierate su V Canto e femminismo con Tiziana Terenzi, donna di immensa cultura, e le diverse realtà dall’Oman, all’Africa, il Giappone e la Svezia. Così si fa un festival nel 2022! Ma soprattutto, e non lo dico per essere ruffiana perchè chi mi conosce sa che ne rifuggo fino a fare il giro e diventare quasi “cafona”, vedere un po’ di facce di persone che mi “conoscono” online, tutte appasionate, con spunti stimolanti e garbati e avere finalmente uno scambio più che un monologo. Qiuindi insomma, grazie (in questa immagine è riassunto il mio modo di dimostrare affetto. ), a chi è passato e ad Esxcence per la bella occasione.Qua di seguito un sunto delle mie nuove scoperte e delle nuove uscite che mi hanno colpita di più. 

Al Lucca comics forse non sanno che noi nerd della profumeria artistica, con i profumi, facciamo cosplay ogni giorno. 

 

Nuove Scoperte:

 

J Scents

Il Giappone solo relativamente da poco ha iniziato a contaminarsi con lo stile di profumeria artistica europeo, perchè di cultura il profumo lì è visto come qualcosa che si deve mescolare alla pelle delicatamente ed in perfetta armonia, ed i profumi di J scent sono fatti esattamente con questa filosofia in mente: la passione per lo skinscent che ha travolto i millennial negli ultimi anni per loro è pane quotidiano. Tutte le loro fragranze, anche quelle che sulla carta potrebbero essere più squillanti come quella ispirata alla soda giapponese e allo yuzu hanno questa componente, come se addosso ad ogni nota ci fossero delle cuffie antisonoro. Il resto della collezione include profumi dai nomi evocativi come “Rosy Cheecks”, “Shade of Light”, e Koiame, il profumo delle goccioline di pioggia.

Highlights: Rakugan, dedicato ai tradizionali dolcetti giapponesi (googlateli perchè sono pura poesia), il profumo (non il sapore) fragile e delizioso della polvere di zucchero compressa con il riso; Roasted Green Tea, molto atmosferico e quasi salato -sa proprio di thè tostato in una trattoria giapponese, aspettando il pranzo; e Sumo Wrestler, che sulla carta potrebbe spaventare ma in realtà è ispirato alla cera che usano nei capelli e sa di….talco per bambini. Non sono ancora in italia ma il fatto ma la nube continua di addetti al settore che attorniava il loro banchetto mi fa ben sperare.

 

Eris Parfums

Seguivo Eris Parfums da tanto ma non avevo ancora avuto modo di metterci sopra le grinfie. Loro fan parte di quella nuova generazione di marchi indipendenti che amo: sul pezzo, un po’ sovversivi, indisciplinati e ovviamente difficilissimi da trovare in Europa come Ufo, Xyrena e un po’ Room1015. Fondato da Barbara Herman, una scrittrice un po’ inquieta appassionata di profumi vintage, Eris appunto è il Dio dei guai, ed i profumi sono tutti rivisitazioni di profumi antichi creati assieme ad Antoine Lie (l’uomo dietro Secretion Magnifique di Etat Libre ndr – ma anche Crystal Noir di Versace), e dedicati a muse ed archetipi di donna arcaiche e moderne.  What’s not to love.

 Highlights: Scorpio Rising era quello per cui avevo più aspettative: con un nome del genere o è un’occasione sprecata o puro potere. Grazie al cielo si tratta decisamente della seconda opzione: Incenso smoky e legnoso alla cannella, caldo e ipnotizzante. Sapete cosa si dice della brama di controllo degli scorpioni? ecco, agli ascendenti questo potere viene naturale, con uno sguardo. La traduzione in profumo di: “The eyes, chico, they never lie.”. E se non avete paura di un profumo verde affilato come una lama: Green Spell. incrocio le dita anche per un loro arrivo in Italia.

 

Ojar

Ojar nasce in Oman, frutto dell’idea di una donna elegantissima, Sheika Hind Bahwan, che decide di far conoscere al mondo gli incredibili ingredienti che fan parte della cultura del profumo Omana. Questo marchio, per me, fa parte degli più belle scoperte fatte durante la fiera.  Partiti da un omaggio all’incenso da rituale, ogni profumo della collezione si declina verticalmente in olio, eau de parfum e body oil, uno più sofisticato dell’altro. In Medio Oriente, al contrario del Giappone, il layering fa parte della quotidianità. l’Oman è un paese che voglio visitare da tantissimo ed il fatto che la loro tradizione sia così intrecciata all’arte del profumo mi ha fatto venire ancora più voglia. Loro sono stati adorabili e siccome sono pettegola ne ho approfittato per chiedere: a quanto pare sono in trattativa e quasi sicuramente potremo annusarli qui molto, molto presto. 

highlights: sono mesi che cerco il sandalo perfetto. Non che mi lamenti del mio adorato Santal Blush, ma da un po’ sento l’esigenza di qualcosa di più…unico. E credo di averlo trovato. Wood Whispers è un sandalo cremosissimo, estramemente sinuoso, vicino alla pelle e chic, abbinato alla dolcezza matura della prugna (!) e alla morbidezza del cashmere. Meraviglioso. In cerca di qualcosa di più gourmand? Halwa Kiss, il loro miele, abbinato ad un sesamo che sembra quasi pistacchio e zafferano, è un dolcetto che pur rimanendo distinto fa venire l’acquolina in bocca. Sono genuinamente gasata dall’intero brand.

 

Le Nuove Uscite

Bhe, in realtà sono molte di più. Dal vero e puro fougère da nonno di Masque alla tripletta di Malbrum SS23 (eh sì) con cui già mi vedo in spiagga la prossima estate, l’uscita di Histoires de Parfum, finalmente un incenso-crush, l’espierienza totalizzante con Oculus di Calè, poi Frustration di Etat Libre D’orange, un gourmand right up my alley (anche se con quel nome non lo comprerò mai, le parole sono importanti), con una menzione d’onore e di cuore a Dusita, bellezza pura ed un animo d’angelo che ha appena fatto uscite un profumo dedicato al padre poeta, e Tiziana Terenzi di cui purtroppo non son riuscita ad annusare le nuove uscite ma di cui finalmente ho sentito per bene V canto, mio nuovo grande amore – e poi tutte le linee che appunto erano nuove almeno per me. Ma che gusto c’è, a parlare di tutto subito.

E quindi.

 

 

Purple Mantra

Room 1015

Ammetto di aver fatto un po’ la groupie allo stand di Room 1015 ma se non lo fai con un marchio come il loro, con chi? Già ampiamente lodati qui e qui, loro stessi si definiscono “olfactory contreculture” e, a differenza di molti brand a cui piace sbandierare la loro millantata diversità ben marketizzata (looking at you, 19-69), decisamente razzolano quello che predicano. Il nome rende omaggio ad una stanza dell’hotel Continental Hayatt di LA,  perennemente distrutta e bistrattata da rockstar di ogni genere dai Rolling Stones ai Led Zeppelin (così infamous da venir poi definita “riot house”, adoro), insomma uno di quei posti in cui entrando senti l’energia cambiare anche a distanza di anni. Il founder Michael Partouche è un vero duro e puro, quel tipo di duro e puro che probabilmente in un altra situazione, senza sapere di avere una passione in comune, mi avrebbe messo in soggezione, ma che invece mi son ritrovata a salutare già da lontano con la manina di una fan di Ariana Grande.  La loro ultima uscita è un profumo ispirato alla meditazione trascendentale, un po’ psichedelico -ma non andate subito con la mente a lezioni di yoga aesthetic e fumi clichè; incenso, salvia, una lavanda sapida ed un sfondo leggero sexy di ambroxan si fondono in una creazione misteriosa ma essenziale che potrebbe benissimo portare David Lynch. Wishlist part 12085470.

 

Iriza Pearl

Pierre Guillaume

Cos’altro posso dire di Pierre Guillaume.  Eheh, In realtà, tanto. A cominciare dal fatto che dopo averci generosamente regalato il suo tempo per il nostro tour, è emerso che il suo modo di vedere il gourmand (o demi-gourmand) è esattamente come lo immaginavo, ovvero: non farli mai per il gioco facile ed un po’ basso di ricreare qualcosa di commestibile, quanto fare quello che gli viene senza scorciatoie dolci e quel che esce…è. Forse è per questo che il suo stile emerge così tanto, e che qualsiasi cosa faccia, spoglia di ogni tentativo di persuasione o furbizia evocativa, non è mai apparso come altro al di fuori di elegantemente…puro. Detto questo ovviamente la sua collezione va ben oltre il gourmand, ed in realtà il mio preferito dei nuovi arrivati sarebbe un altro, Dialogue with Venus aka Charlotte Rampling negli anni 70 di cui sicuramente parleremo in futuro; tutti i miei cavalli però me li giocherei su Iriza Pearl, che mi è stato in realtà consigliato da una ragazza venuta con me in tour, Giusi (che ha anche una sui profumi @note_di_fondo ) e ha tutto il potenziale per diventare la chicca del prossimo inverno. Dopo una sferzata gentile di the bianco, un vapore lattiginoso di riso tiepido e rassicurante, leggermente muschiato. 

 

Sainte+Figue

Francesca Dell’Orio

Questo è un brand a cui mi volevo avvicinare da tempo e finalmente ora ne ho avuto modo. Al di là del fatto che già l’atmosfera vagamente occulta del logo per me sono +10 punti (che modo di dire da uomo etero basico ad un appuntamento di tinder, perdonatemi), è che la meravigliosa art del packaging di questo profumo sembra richiamare l’albero della vita. Al di là anche del fatto che son molto contenta che la maggior parte delle menti talentuose che ho conosciuto siano donne lei compresa…ho amato, amato amato. One more è un nuovo colpo di fulmine fruttato gourmand E caramellato (segnalato da Alessandra di Esxcence che più di conoscere i suoi polli abbiam capito è pollo come me) ma soprattutto: Sainte+ Figue è il fico che non ti aspetti, come dicono loro stessi un vero e proprio tentatore, con sottolineata la parte densa, scura e appiccicosa più che quella verde, abbinato alla vaniglia in spirali voluttose. Sarà sicuramente un successo – e io devo per forza provare tutto il resto.