How to feel like you have your sh*t together.
Tra le richieste più ripetute quest’anno, ne svettava una particolarmente specifica: non solo qualcosa di adatto al lavoro (una l’ho già fatta) bensì qualcosa per sentirsi più autoritarie a lavoro. Che elevasse. Di adeguato a quella che noi millennial veterane dei tempi social più cringe chiameremmo: una #girlboss. Credo persino di avere ancora salvato da qualche parte una gif di Lauren Conrad che dice “my favorite position is CEO”. Lo so. Non giudicatemi. E’ stato un periodo grigio per la pop culture, ormai l’abbiamo capito, o meglio ammesso spero: in poche se la sentivano davvero, quell’aurea di badass-bitch-etcetera, nata imparata come direbbe mio padre – che non ha bisogno di nessuno e fa tutto quello che sa fare un uomo ma sui tacchi a spillo. Che trappola. Avrei potuto fare una lista con questo genere di toni, sai che facile? Ma che noia, no? ancora quel mito lì. profumi per donne di ferro? non fraintendetemi anzi, nel caso in cui una delle eccellenti eccezioni alla regola mi stia leggendo: le mie più sentite ed ammirate congratulazioni. Ma non credo che ti serva un profumo per darti determinazione. Questa invece, ho deciso che è una lista per noialtre, che ci arrabattiamo, che non sappiam prendere parola su zoom, che stiam storte con la schiena. Questi sono quelli che Kurkdjian, in una call per raccontare il suo ultimo profumo (che spoiler, è nella lista), ha chiamato “profumi-corazza”. Creazioni che svolgono il compito di presentarvi facendovi già fare bella figura, quel pulito rassicurante con cui andare a colpo sicuro, con un twist. Da qualche parte bisognerà pure iniziare.
Si dice dress how you want to be perceived, io aggiungerei smell.
Chanel

L’ho detto e ridetto, in quanto ad eleganza N.22 per me è insuperabile. E’ una foto in bianco e nero di Charlotte Rampling in camicia, è una saponetta nuova color avorio leggermente bagnata, di quelle con incise le iniziali, è la sala del parrucchiere più bravo e chic di Parigi – è il profumo di una donna più grande di te che inconsciamente emuli, perché ti fidi, perché è colta, perché ha quel tocco personale nel fare vivere e dire le cose che forse ultimamente manca. Le note non le dico perché avrebbe poco senso. E’ una botta di aldeidi simile a Chanel N.5 (di cui è quasi coetaneo) ma più rifinita e talcata. Masterpiece.
Maison Francis Kurkdjian

La prima volta che l’ho annusato avevo capito che fosse un profumo ispirato ad una metropoli, forse New York. Mi era piaciuto però mi ero detta: un bergamotto così luminoso e lustro, collegato ad una gabbia di matti che alla meglio sa di (risaputamente) spazzatura mista a Santal33 di LeLabo? Scelta interessante. Forse una provocazione. Poi alla presentazione Francis Kurkdjian ha potuto raccontare la sua ispirazione e tutto ha cliccato. Non è il profumo della grande città grande, ma per la grande città. Tra le mille doti che gli han permesso di diventare quello che è ora, ce n’è una che secondo me viene spesso sottovalutata: l’empatia. E’ un uomo che sa mettersi nei panni degli altri, abilità che mette spesso al servizio delle sue creazioni. Oltre a “cosa potrei creare?” si chiede, come aveva già fatto con Amerys: “cosa potrebbe servire?” Ed eccolo: 724, ovvero 7 giorni 24 ore. Muschio e bergamotto rotondi e smaglianti come un bel sorriso sicuro, antidoto pulito, profumo-corazza per eccellenza.
Hermès

Premessa: in realtà qui non ci doveva essere lui bensì un suo favoloso flanker: Jour d’Hermes Gardenia. Ma ho scoperto che sta venendo discontinuato. Peccato da un lato, dall’altra ora però si trova online a molto meno del prezzo originale quindi se siete fan delle belle gardenie bianche do with that what you will. occhiolino. Detto questo, non è nemmeno lontanamente vicino a 724, è un pulitone agrumato in testa sì, ma comunque floreale e pieno. Credo che Kurkdjian, facendosi un rapido moodboard di cosa avrebbe potuto far sentire tranquill* e sicur* di se una persona in un meeting importante, abbia pensato anche a questo grandioso classico qui. Un commerciale con una netta qualità da profumeria artistica, sofisticato e liscissimo.
Liis

Pensavo di essermi fatta truffare dall’ennesima 20-ish-enne sedicente esperta di profumi tiktokiana, quando ho ordinato una manciata di profumi Liis in America e ho iniziato ad annusarli. Nulla di ne’ straordinario ne’ granché originale, sarò sincera. Nemmeno Studied lo sembrava, inizialmente. Poi ho iniziato a capire. La pera al sapone l’ha già eseguita alla perfezione Juliette Has A Gun con Pear.Inc (altro profumo che si prestava molto per questa lista), ma se li era zuccherina qui la ritroviamo più acerba, croccante e di un verde chiaro perfetto, come quelle pere di lusso che si trovano nei supermercati giapponesi. Al posto di essere incartata nella velina qui però è avvolta nel cashmere.
Ormonde Jayne

Pulito non significa necessariamente sapone. Questo profumo ne e’ un magnifico esempio: verde, quasi amaro, balmy ed erbaceo, descritto così potreste immaginare qualcosa di estrema nicchia, di quelli fatti da gente che raccolgono muschi tra le montagne (esistono e li amo, check Rawness a Brescia) invece si tratta di una sorta di classico per pochi, da molti definito un forever signature. Luxury nel senso di: Rehab in Austria. In turbante ed accappatoio sull’erba, a piedi nudi, a fare grounding sotto un ginepro, che la breathing coach ci ha detto che è un toccasana. Il wi fi c’è ma mentiamo spudoratamente a lavoro. A cena ci toccheranno 40 grammi di pasta di kamut ma abbiamo già adocchiato un posto che fa amari in casa giù in paese. Life is good.
Dior

Non so quanto puo’ aver senso come paragone oltre che per me – e se soprattutto è una cosa che si puo’ dire? – ma, nella mia testa, Gris, è quello che N.22 è per Chanel. Sono due donne potenti, con due stili diversi. Se N.22 nonostante possa metterti in soggezione con una sola occhiata attenta vive di vino e sigarette e colleziona giacche di tweed vintage da portare con jeans scoloriti ad arte, Gris fa della discrezione la sua elegantissima firma, ha il portamento (e forse anche temperamento) di un cigno ed è il tipo di donna che riesce a racchiudere concetti complessi in poche frasi brevi ed accurate, con la voce bassa e lenta di chi sa che anche prendendosi il suo tempo tutti l’ascolteranno. Quest’ultima è una metafora: sulla carta ci son rosa, bergamotto, patchouli, muschio, etcetera. Sulla pelle è tutto così perfettamente bilanciato da diventare una sorta di sofisticata aura effervescente di stile. Ufficio but make it servizio anni 2000 styled by Carine Roitfeld.
Lubin

ho cercato di fare una lista il più possibile universale, con creazioni che potessero andar bene in ufficio, in spazi chiusi, nel quotidiano. Nel mio lavoro le persone ed il luogo con cui passo il tempo cambiano ogni volta. Possiamo essere in cinquanta o dieci, in studio o in location, a volte giriamo in notturna,a volte si tratta di una settimana da qualche parte. Mi piace re-inventarmi, a seconda di cosa giriamo. Il mio profumo-corazza quindi non l’ho inserito perché…è un ambra di quelle intense, torbida e legnosa. Idole di Lubin: davvero uno scudo, a partire dalla bottiglia. Mi son resa conto che con il passare del tempo, lavorando quasi sempre solo con uomini, anche il mio stile di vestiario è cambiato, a lavoro.Sono più dura, quasi sempre in nero. Forse perché le poche volte che mi son vestita carina son stata presa per l’assistente del mio socio, Marco? Non lo so, ma in ogni caso questo è il profumo che vorrei raccomandare. So invece che non tutte possono avere il lusso di affumicare la stanza quindi, sempre di Lubin, ne ho scelto un’altro: Korrigan. La stessa verve incattivita, ma sottovoce. Cuoio alcolico vicino alla pelle, forte in testa giusto il tempo per temprarvi mentre andate a lavoro, per poi accoccolarsi sulla pelle, come un cane da guardia.