Wanna play mermaids?
Sono sempre stata attratta dalla figura della sirena. Chi no? La cosa che mi fa ridere è che nonostante la Disney, nonostante Una Sirena A Manhattan, nonostante giocare alle sirene fosse il mio gioco preferito in assoluto da fare al mare (ndr: la mia in particolare, per qualche motivo a me ora ignoto, aveva una gelateria subacquea – le altre si lanciavano in avventure sciabordando come anguille mentre io rimanevo fiduciosa al mio posto ad aspettare che volessero rifocillarsi con del gelato immaginario -fine TMI) insomma nonostante tutta questa apparente innocuità…mi hanno sempre fatto paura. Mitologicamente, avevo ragione. La sirena è una figura pericolosa, l’etimologia di questo nome è vaga ma con un senso comune molto chiaro: c’è chi dice che deriva dalla radice sematica “sir” (“canto”), chi dal greco σειρά (“corda” o “fune” da qui colei che avvince, lega), altri ancora lo vedono più vicino a σείριος (“cio’ che brilla). Ad ogni caso è qualcosa che ammalia, ipnotizza, domina…cantando e facendo gli occhioni. Mica sceme. Ora, siccome immagino che qui non saremo tutte Mariah Carey ed almeno un paio di diottrie stando tutto il giorno al computer le abbiamo perse, ho pensato che un assist profumato sarebbe stato quantomeno divertente.
Questi son profumi estivi sì, ma non genericamente estivi: ho cercato creazioni che mi dessero la sensazione di conchiglie perlescenti, fiori tropicali tra i capelli, meravigliosa morbidezza femminile e la dolcezza lenta di un fine giornata rosato -qualcosa di familiare ed allo stesso tempo speciale, che rimanga impresso. I’ve got you!
Musicology

Questo profumo è stata una scoperta partita, diciamo così, in sordina. Di primo acchito potrebbe sembrare l’ennesima creazione che sa di crema spf, a’ la Bronze Goddess (the OG). Carino ma insomma, già sentito. Se però gli lasciate una manciata di minuti (e questo è un giochino fondamentale in molte creazioni) ecco che inizia a sbocciare: al frangipani iniziale si aggiunge una deliziosa nota di gelsomino quasi fruttata, piena e brillante – poi fiori d’arancio, vaniglia (poca, giusto una rotondità di fondo) ed eliotropio, un fiore usato spesso in profumeria per le sue connotazioni mandorlate, come una sorta di latte in polvere. Ma la stella di questo profumo per me rimane quel primo gelsomino. E’ un profumo da spiaggia sotto steroidi. Per intenderci, tirerò fuori due pezzi da novanta: se Soleil Blanc e Jasmine Rouge di Tom Ford si fondessero, uscirebbe lui.
Une Nuit Nomade

Devo ammettere che con questo brand partivo prevenuta: mi ha consigliato di annusarlo Dr. Mike, aka il founder di uno dei miei marchi indipendenti preferiti Room1015. Si tratta di un altro marchio piccolo ma “rumoroso” come loro e mamma mia, se lo devo ringraziare. Raramente mi succede di rimanere così impressionata del lavoro di un brand nella sua interezza, e quando succede è davvero stimolante. Une Nuit Nomade è un brand con un’identità molto delineata e i suoi profumi rispecchiano la sua visione perfettamente: ogni creazione è un viaggio diverso, esotico e pieno di atmosfera. Non sono innovativi dal punto di vista di piramidi o composizioni nel senso che l’allure è quasi vintage, ma l’effetto non è per niente vecchio. Sono profumi uno più bello dell’altro, senza una traccia di trend o paraculismo di sorta, ricchi e densi, fatti per stare addosso a persone con personalità eclettiche. Ho scelto di iniziare a parlarne partendo da Murmure perchè trovo sia il perfetto ponte, e forse il meno aggressivo -pur mantenendo tutta la sua magia: Mormorio degli Dei, la traduzione in italiano del nome, forse sembra un po’ esagerato ma si tratta proprio, in effetti, di un sussurro incantevole. Creato per omaggiare i frangipane balinesi, è un concentrato cremoso e dolce di fiori gialli in fiore, ambra, vaniglia e benzoino, come un impalpabile dessert tropicale (nella mia testa: budino di riso e ylang ylang). Anche le sirene fanno merenda.
Jaques Zolty

Quando ho scoperto di non aver inserito questo profumo in nessuna lista estiva sono rimasta attonita per un paio di secondi. Ma ce la faccio? Scusatemi. Rimedio subito. Questo profumo è stato la “colonna profumata” della mia scorsa estate. Di solito, al ritorno, cerco di non utilizzare troppo le creazioni che ho usato durante un viaggio per non annebbiare la memoria olfattiva. Ma lui nella sua semplicità è così buono e versatile che ho dovuto fare un’eccezione e lo sto usando anche ora, in città (diciamocelo: ho almeno un’altra buona manciata di profumi a cui collegare il viaggio, non ho corso chissà che rischi). E’ difficile secondo me trovare un cocco di qualità che non sia stucchevole o non sfoci nel solito dna da spiaggia (o che peggio, non sia facilmente duplicabile con un prodotto da 20$) e quelli che mi convincono del tutto li conto sulle dita di una mano – Lui però è una certezza. Non state a guardare la piramide, non serve, va giù dritto : è un cocco fresco, leggermente acidulo, verde e rotto a metà, dissetante e leggermente lattiginoso. Ti ci potresti fare il bagno e non esagereresti. Pura goduria per te e per chi ti sta intorno.
Pierre Guillaume

Sarò sincera, era da tempo che non venivo rapita da un “nuovo” (almeno per me, ha una linea infinita) Pierre Guillaume. E’ stato, come forse ormai qualcuno sa, il mio battesimo nella nicchia, grazie alla scoperta di Musc Maori in quella stupenda perla che è la minuscola profumeria Cherry a Roma, e trovo molto carino che il profumo che mi ha fatto re-innamorare sia non dico esattamente la sua controparte estiva ma almeno molto vicino ad esserlo. MM, è il demi gourmand che non vuole esserlo, fondamentalmente, un profumo che lui stesso definisce “falsamente frivolo”. Long Courrier ironicamente usa il metodo contrario: sulla carta è un sale, arancia, vaniglia e cacao, ma sempre per citare Guillaume, le note non sono importanti per noi che annusiamo, lasciamoci invece trasportare dalle sensazioni. Dopo l’introduzione gentilmente asprigna, un accordo di vaniglia cruda e cocoa. E’ scuro ma non profondo, tiepido, salato a fior di pelle. La Sirenetta qui sta prendendo il sole, e la pelle, mentre l’acqua evapora lasciando il suo velo di sale, è naturalmente dolce. Una creazione complessa e davvero bella, e decisamente il Guillaume che preferisco. Forse in contrasto con il trend dei profumi forti e piacioni dalla prima nota (abitudine della profumeria commerciale che purtroppo sempre più spesso si sta versando anche nella nicchia) ma ho voluto inserirlo perchè le cose ben fatte a volte richiedono pazienza, e se non lo dico qui…
Viktoria Minya

Questa è una perla. Ma non di quelle che trovi in qualche profumeria snob con una sfilza di marchi che non vogliono farsi conoscere ai più ed un commesso che ti fa domande come la sfinge per vedere se ne sei degno, no. Molto meglio. Ho un particolare passione per quei profumi da passaparola, che vengono venduti per esempio (me ne rendo conto, un esempio molto specifico) solo nei negozi di abiti in località di mare, di un marchio sconosciuto ma senza pretese che al massimo fa due-tre creazioni e son sempre le stesse con lo stesso flacone da 20 anni – e tutte le signore in caftano e braccialetti tintinnanti lo conoscono. E magari lo passano alle figlie. Ma rimane così, come un piccolo mito che diventa cult quasi per sbaglio, sai che si trova solo lì e magari te lo fai portare o lo prendi come souvenir e poi ti innamori. Sono sempre buonissimi, ma proprio buonissimi davvero. E’ così, per assurdo, che mia madre ha scoperto il musc di Acampora, quando ancora non c’erano i social ed i forum. E’ così che ho scoperto Profumum Roma, dentro un negozio di bigiotteria. E’ così che le Los Angeline in vacanza in Messico si sono passate tra loro Coqui Coqui. Ecco, non penso che tecnicamente Viktoria Minya sia uno di questi ma il mood è quello. Chi è ? Non lo so, so solo che di questo profumo ci saranno almeno cinque versioni, tutte più o meno simili (la mia preferita oltre all’originale è quella con l’aggiunta di Cassis) e che a quanto pare è un inside secret. Questo è tranquillamente un profumo che ti puo’ accompagnare per decine di anni, con la giusta personalità: luminoso, mielato, eccessivo nel migliore dei sensi. Una Pesca, boozy, dorata e matura, sottolineata dal fiore di osmanto (albicocca) e pucciata nel miele, poi vanigliata. E’ un nettare esoso ancor più che ricco, indulgente e brillante. Se Jennifer Coolidge facesse un film dove interpreta la regina delle sirene…
Cristian Cavagna

Non voglio passare per la wannabe Pharrell della situazione ma ho questa cosa bizzarra, ogni tanto, che mi fa immaginare suoni precisi quando sento determinati profumi. Oltre a colori, immagini, e tutti gli altri viaggi da matta che si possono evincere da questo sito, ok ok. C’è un genere di profumi che in realtà non è un genere perchè non hanno note in comune ma solo…vibes, scusate la mia poca professionalità, che mi fa risuonare in testa subito delle note di…xilofono. Qualcosa di magico, esotico e bagnato. Musa Paradisiaca è assolutamente uno di questi: una tuberosa cruda incastonata tra grosse, pesanti foglie verdi di banano. Non sono nella piramide ma nella prima botta (perchè di botte si parla) mi sembra anche di sentirci della frutta esotica ma ancora acerba, ognuna ancora attaccata alla sua pianta, e pian piano la tuberosa si apre sempre più selvaggia, nuda e sì, leggermente indolica ma senza mai arrivare ad esagerare, o meglio. Esagera sì, ma sa quello che fa, in perfetto equilibrio. Questa è 100% la sirena di cui ti innamori, che ti fa andare in rovina e fuggire con lei in mezzo alla schiuma delle onde. Esattamente l’effetto che ogni tanto vuoi avere su qualcuno, diciamocelo.
The Harminist

Non so se vi siete resi conto che questa lista ha un ordine. Probabilmente e giustamente no, fair enough, sono solo pazza io. Ho iniziato con profumi da spiaggia cremosini e morbidi e pian piano siamo sfociati nella frutta ricca, nei fiori ipnotizzanti, ed ora qui, all’apoteosi. Mi sembrano le due sfaccettature del mito della sirena più consolidate nel nostro immaginario, quella finta innocente, impanata e sorridente nella sabbia…e quelle di Ulisse. Da temere. Ci sono creazioni a cui mi avvicino per la loro atmosfera, storia o semplicemente meraviglia, come una gazza ladra. Le apprezzo come si apprezza una cosa bella. Altre, poche rispetto alla media di quello che annuso, che proprio mi toccano un punto di piacere nella pancia. Non mi servono storie e simbologie ulteriori (anche se fan sempre piacere), le sento “mie” e basta. Vorrei che, a meno che come me non lo facciate per lavoro o collezionismo, tutti i profumi che scegliete di comprare vi facessero questo effetto. Moon Glory riempie tutte le mie caselline ed oltre. Me ne ha fatto Innamorare Miriam (@eau.de.mintea su instagram, Miriam ci manchi torna!) un paio di Esxcence fa, e da lì è rimasto come un tarlo in testa, bloccata dal parlarne (e dal comprarlo) solo per il prezzo. Cerco sempre di bilanciare profumi preziosi e profumi ad un prezzo accessibile nelle liste e qui credo di esserci riuscita abbastanza bene, quindi fatemelo dire: questo profumo è una pozione magica. La parola inglese che mi viene in mente per raccontarlo è “otherworldly”, di un altro mondo. E’ un aurea luccicante di piccoli, dolcissimi fiori e frutti iridescenti (litchi caramellati, frutto della passione, cactus orchidea ) sotto il chiaro di luna, con un’ombra perfettamente bilanciata di balsami rotondi e legno hinoki. Ed eccola, la nostra sirena al chiaro di luna. Mai nome fu più perfetto….
Bonus: C’è una chicca da credo meno di 30$ che fa sempre il suo lavoro ed oltre: Il profumo al Cocco di Thiare Thaiti. Ci sono vari link con vari prezzi online, io l’ho preso da Merci a Parigi: è puro cocco, ed è uno dei pochi profumi che son riuscita a finire. You’re welcome! Buona estate sirenette, mi raccomando divertitevi e non fate cavolate che c’è venere retrograda, poi non voglio sentirvi a settembre tra pessime idee con ex di sorta e frangette tagliate alle 2 di notte.
Maria