L’atmosfera che si respira ultimamente, da old millennial che ormai si sente un po’ la vostra zia, credo di poterlo dire, mi ha un po’ preoccupata:  È una cultura di non-identità, quella degli ultimi anni, un trend che fagocita l’altro senza spazio per alcuna complessità, piatta. Persino la scelta dei calzini, a quanto pare, ora può tradirci. E indossare, mangiare, ascoltare, fare qualsiasi cosa solo per la percezione o il parere di un terzo è il torto più stupido che possiamo farci, nonché la morte dello stile personale. Il mondo della profumeria artistica nasce per fare proprio il contrario, no?

Se mi seguite da un po’, di certo lo sapete: sicuramente non sono la guida ideale in territori… di pura sperimentazione, diciamo. Ho un penchant troppo venusiano: purtroppo o per fortuna, ho semplicemente bisogno di profumare di buono.

Quando mi sono chiesta quale fosse l’energia più adatta da incanalare per questa lista, quindi, mi sono illuminata: quale spirito guida migliore di John Waters? (P.S.: è ancora vivo, se ve lo stesse chiedendo).

Non so se è venuto prima il personaggio o i suoi film, ma è decisamente stato uno dei miei hyperfocus su caratteri precisi che mi hanno forgiata: ne parlavamo in questo articolo su Bourdain. Forse il colpo di fulmine è arrivato perché l’ho subito percepito come l’opposto delle basi morali con cui sono stata cresciuta: Waters permette a se stesso e ai suoi personaggi non solo di non compiacere chi li guarda, ma proprio di respingerli, vessarli, disgustarli. Nei suoi mondi è tutto ribaltato: c’è chi ci ha visto solo provocazione e chi una risposta a un mondo in cui è facile sentirsi rifiutati. Ed è la dimostrazione che se sei fedele alla tua natura, anche se questo vuol dire navigare in quello che viene considerato filth, lo schifo (parola che disprezzo se usata in toni dispregiativi, ma che trovo molto divertente in termini di riappropriazione), puoi brillare. È un personaggio che ha seguito così tanto se stesso da creare un genere, e trovo che, a prescindere dai gusti cinematografici di una persona, sia importante come simbolo, soprattutto in quest’epoca post-social in cui sembra che tutto, personalità compresa, debba essere validato esternamente.

Quindi eccomi a spezzare una lancia che non pensavo avrei mai spezzato: quella del diritto a voler puzzare.

Scheeerzo…sperimentare! Sorprendersi, divertirsi. Mio Dio, che liberazione. Ben venga.

“Go out in the world and fuck it up beautifully.”

 

 

 

Jungle Jezebel

Sarah Baker

 

“Divine didn’t want to be a drag queen, he wanted to be Godzilla.”

Sarah Baker è un marchio che è recentemente diventato virale grazie a un (delizioso) profumo gourmand con pesca e vaniglia, forse il più buono sul genere che io abbia mai annusato, in effetti. Ma non è così che ci siamo conosciuti, in realtà. In tempi non sospetti, incappai nella boccetta più brutta e bella di sempre: questa edizione speciale di Jungle Jezebel, con tanto di parrucca e ciglia finte, è effettivamente ispirata a Divine, la musa di Waters nonché migliore amico di una vita. Per me rimane ancora l’omaggio più azzeccato tra i tanti, proprio nel senso che non avrebbe potuto essere più perfetto di così: bubble gum, frutta chimica, una gigantesca tuberosa caramella, il tutto a coprire una perfetta riproduzione di… puzza di fetido. Uno spray da bagno chimico alla frutta. Un detergente per il wc glitterato rosa. Semplicemente geniale. In realtà, a pensarci, capisco perché gli altri che hanno preso Divine come spunto non si siano spinti fino a qui. Beh, però, che noiosi…

 

 

I Am Trash

Etat Libre D’Orange

 

 

“First of all, accept that something is wrong with you. It’s a good start. Something has always been wrong with me, too. We’re in a club of sorts, the lunatic fringe who are proud to band together. There’s a joyous road to ruin out there, and if you let me be your garbage guru, I’ll teach you how to succeed in insanity and take control of your low self-esteem.”

Scegliere di includere un ELDO in questa lista è stato un no-brainer. Sono stati tra i primi a rendere semi-mainstream la sperimentazione, lo scherzo profumato. E, come Waters, hanno in un certo senso creato un genere che ormai è diventato una reference, e di conseguenza non è più ribelle. Ma lo è stato. Se volete davvero un po’ disgustarvi, andate a cercare Secretion Magnifique, ma siccome siete su Scentlist e non su Rotten, a questo giro ho deciso di sceglierne uno un po’ più carino. Dico “un po’” perché I Am Trash, concettualmente, è la cosa più Watersiana che ci sia: Io sono spazzatura, un profumo fatto con i rimasugli di materie prime, rielaborati, de-restillati, strizzati fino all’ultima goccia. Il risultato, però, è piacevole: un fiorito fresco, molto pulito. Aw, che peccato, direbbe Waters.

 

 

Flaming Creature

Marissa Zappas

 

 

Ero sicura, sicura di aver sentito Waters nominare questo corto semi-introvabile degli anni ’60 in qualche sua intervista, ma dopo un pomeriggio a cercarla ho dovuto desistere (io, meticolosa? Ma without obsession life is nothing! Cit. indovina di chi). Quindi dovrete credermi sulla parola. Ad ogni modo, è assolutamente un precursore dello stile Waters: un cortometraggio con protagoniste un gruppo di drag queen che, non in ordine, vivono un terremoto, fanno un’orgia e si truccano. Marissa Zappas è, per me, uno dei nuovi nasi più creativi e di carattere della nuova generazione. Avete presente quando indossate, annusate, percepite qualcosa e istintivamente sapete che chi l’ha creato è sulla vostra stessa lunghezza d’onda? La conferma l’ho avuta ascoltando questa puntata meravigliosa di SmellRoom: per cercare ispirazione, lei va alla tomba di Madame Pompadour, non so se mi spiego. E attenzione, qui di fucked up (o così era considerato all’epoca) c’è solo il nome: Flaming Creature sa di qualcosa di vecchio (non vintage, vecchio), una stanza ricoperta di carta da parati damascata consumata, in cui hanno fumato sigarette e fatto sesso in autoreggenti color carne per decenni. Dare I say, Bella Baxter Vibes? È la perfetta evoluzione di Putain Des Palaces di ELDO, di cui in effetti, ammetto, stavo iniziando ad annoiarmi.

 

Popper Pop

Filippo Sorcinelli

 

 

“I worry that you work in an office, have children, celebrate wedding anniversaries!
The world of heterosexual is a sick and boring life!”

Altro marchio che in un modo o nell’altro sapevo che sarebbe finito qui, dovevo solo capire come. Chiariamo due cose intanto: sarebbe stato estremamente facile mettere in fila una manciata di profumi strani o puzzolenti. Ma per quelli ci sono i tredicenni su TikTok a parlare di Toskovat (non è una frecciatina, it’s a real thing! Fenomeno molto interessante). Una frase che mi ha molto colpita di Waters l’ha detta in un’intervista da Letterman negli anni ’80, quando stavano tornando di moda i fenicotteri nei giardini. Letterman gli ha chiesto se ne fosse contento (dato che il suo film più cult si chiama proprio Pink Flamingos) e lui, a sorpresa, ha detto no, sono contrario: mi piacciono i fenicotteri finti non ironici, quelli messi dalle famiglie dei sobborghi con l’intenzione di abbellire, non quello ironico in plastica cheap dell’hipster che lo fa per segnalare la sua simpatia con superiorità. Ecco, se l’avesse fatto un altro brand avrei alzato gli occhi magari, ma fatto da Sorcinelli so che la questione l’ha presa sul serio, il che lo rende ancora più geniale: sì, è un profumo ispirato al popper, è a forma di popper e sa di, beh, popper (chimico, acido) e frutta.

P.S se pensate che questa scelta sia stata troppo letterale, permettetemi di deliziarvi con questo aneddoto: Waters è stato tra i primi (e gli unici) a fare uso degli smell-o-movies, per il suo film Polyester; durante la proiezione si potevano annusare, tra i vari: crack, il gas di un forno, il peto del marito della protagonista…pizza.

P.P. S. Va da se: vi prego, non provate il popper così per sport, vi brucerete i neuroni inutilmente.

P.P.P.S. Questo è un profumo che avrei messo nella lista Brat, se il fenomeno non avesse avuto il rinculo cringe che ha avuto. Blame the internet.

 

Duke of Burgundy

Moth and Rabbit

 

Di Moth and Rabbit avevo già deciso di inserire La Haine, un profumo ispirato all’omonimo film che sapeva di gomme bruciate e metallo. Poi però ho deciso di passare da 50 ml in cerca di spunti ed il mitico Gabriele, in modo molto delicato, mi ha semplicemente detto: ma perché lui? Che c’entra? Ed in effetti. Da lì è partito un meraviglioso viaggio (o, per meglio capirci, trip), inaspettato e pieno di nuove ispirazioni e questo e le prossime due creazioni vengono tutte da quel pomeriggio. Grazie di cuore Gabriele! Nonostante non sia ispirato a un suo film, questo è, assieme ovviamente a Jungle Jezebel, il profumo che più connetto al mondo di Waters: Duke Of Burgundy è, molto semplicemente, pelle nuda coperta da latex aderente. Un materiale iper sessualizzato e allo stesso tempo adottato dall’alta moda. Vinile lucido e appiccicato all’epidermide, il rumore della gomma, lacca, talco e sudore. Per qualche motivo non riesci a staccare il naso… with pride and horniness!

 

Pony Boy

Jorum Studio

 

 

“The thing is, all the stuff that people hate about the art world, I love. I embrace all the elitism. I think it’s hilarious. I love impenetrable art writing. I make fun of it, but I make fun of things I love.”

Mancava ancora qualcosa di istrionico, che prendesse un po’ in giro tutto e tutti – compreso se stesso, anzi: soprattutto se stesso! Waters è stato spesso preso – contro la sua espressa volontà – come bandiera di vari movimenti, che lui puntualmente ha rifiutato e che anzi, si è divertito negli anni a punzecchiare. Il suo scopo non è mai stato quello di disgustare i conservatori (quello gli veniva già naturale), ma di vedere fin dove riusciva a portare chi si definiva di larghe vedute… per puro divertimento. Pony Boy si ispira a un personaggio della leggenda scozzese, il kelpie: creature acquatica multiforme uomo-donna, in questo caso con un abbondante seno villoso e molta voglia di giocare. Una tartelette di rabarbaro abbandonata nel campo bagnato dopo una festa a bordo fiume, fruttato e pungente, dolce e sporco.

 

Leatherize

DS & Durga

 

Di Leatherize ero sicura di avervi parlato in uno dei primi articoli, quello ispirato al leather weather. E invece no. Ma sono cretina? (Domanda retorica, non rispondete). Bene, tanto qui sta ancora meglio; ultima aggiunta alla loro linea di intensificatori, ovvero profumi nati per essere usati in layering, il concetto è tanto semplice quanto geniale: aggiungere uno strato di pelle (cuoio) a tutto. Non sono mai stata in un leather bar, purtroppo, a maggior ragione quelli che hanno ispirato Waters, ma penso che l’ispirazione di questo profumo non cada troppo lontano da lì. Gimmicky? Paraculo? Assolutamente sì, entrambe le cose, il che rende questa creazione ancora più pertinente al tema:  “I’d love to sell out completely. It’s just that nobody has been willing to buy.” Parlare di soldi in questo modo è l’estremo atto anti elitario. Pensate che lusso: mentre qualsiasi regista avrebbe fatto carte false per essere idolatrato dalle caste più intellettuali del sistema, lui li avrebbe volentieri barattati per Hairspray on ice. Come non amarlo?

Dopotutto, se non avesse pucciato il piede dentro Hollywood, la maggior parte della gente square come me non avrebbe mai avuto l’opportunità di comprenderlo, entrare in quella porta magica e chiudersela dietro. Chissà che questa parabola non porti fortuna anche a questo nuovo capitolo nel mondo della profumeria…

 

P.S :

non vi preoccupate, non sono cambiata troppo. Il prossimo articolo sarà sui gourmand…